Cronaca

Concluso l'affare

12 settembre 2017 Giulia di Marcantonio/L'Indro Foto: L'Indro

ROMA - Mosca e Ankara hanno firmato oggi un accordo che prevede l’acquisto da parte della Turchia di sistemi di difesa missilistici S-400 per circa 2.5 miliardi di dollari. Lo confermano più fonti, tra cui ‘Middle East Eye’, la ‘Bbc’, ‘Channels TV’. La firma di oggi coronerebbe un accordo preliminare preso dai due Paesi lo scorso luglio, ma che ha radici ancora più profonde, e che già da tempo aveva destato abbastanza scompiglio tra gli ‘alleati’ occidentali turchi. Il sistema missilistico in questione riguarderebbe, secondo quanto riportato dalla ‘Bbc’, un sistema di sorveglianza radar a lungo raggio, il quale riuscirebbe a tracciare le linee di movimento di determinati oggetti, oltre a trasmettere le informazioni al veicolo di comando il quale a sua volta valuterebbe i potenziali obiettivi. Una volta che il bersaglio viene identificato, il veicolo di comando sarebbe in grado di sganciare il missile superficie-aria, guidato dal radar di aggancio.
Secondo Mosca, il sistema S-400 ha una portata di 400 km e sarebbe in grado di colpire fino a 80 obiettivi contemporaneamente, puntando due missili su ciascuno, sostiene la ‘Bbc’.
Secondo quanto riportato da ‘Middle East Online’, il premier turco, Tayyip Erdogan avrebbe confermato la firma di tale accordo ai media locali, aggiungendo che Ankara avrebbe già pagato la Russia per alcuni suoi depositi. Erdogan avrebbe poi sottolineato la sua determinazione – e anche quella russa-  nel portare avanti l’accordo. Secondo il premier turco, la Turchia sarebbe libera di acquisire qualsiasi tipo di armamento in base alle sue necessità in termini di sicurezza. Per Erdogan, infatti, la difesa del suo Paese giustificherebbe qualsiasi misura adottata, e rappresenterebbe quindi il principale motivo della firma di oggi. Anche Mosca avrebbe confermato il lieto fine dell’accordo. Infatti, Vladimir Kozhin, consigliere per la cooperazione militare e tecnica, avrebbe dichiarato all’agenzia di stampa russa Tass che  «Il contratto è stato firmato e ci si sta preparando per la sua attuazione», aggiungendo che «…Tutte le decisioni adottate in questo contratto rigorosamente rispettino i nostri interessi strategici».
Secondo quanto dichiarato da Kozhin all’agenzia Tass, Mosca comprenderebbe le implicazioni che l’accordo potrebbe avere nei rapporti tra Turchia e Nato, affermando che:«…Per questo comprendiamo appieno le reazioni di molti Paesi occidentali che stanno cercando di esercitare pressione sulla Turchia».
L’accordo arrivato a buon termine tra Russia e Turchia avrebbe però acceso un campanello d’allarme per l’Occidente, in particolare per la Nato, il Pentagono e l’Unione Europea.
La Turchia è membro dell’Alleanza Atlantica dal lontano 1952 e ha ricoperto un ruolo decisamente particolare per l’Organizzazione. Il Paese si trova in una posizione geografica strategica, per gli obiettivi Nato – confina direttamente con lo storico ‘nemico’, la Federazione Russa – svolgendo la funzione del così chiamato ‘Stato cuscinetto’. Con un Paese come la Turchia che si trova a fare accordi con Mosca, la Nato non nasconde di certo  le sue preoccupazioni.
Bisogna poi tenere in mente che, ultimamente, le relazioni russe con la Nato hanno affrontato un’enorme crisi  per l’annessione della Crimea dall’Ucraina e per il sostegno dei separatisti pro-Mosca dell’Ucraina orientale.
D’altra parte, anche il Pentagono non è rimasto indifferente all’accordo firmato quest’oggi. L’asse Turchia-Russia in termini armamentistici rimodellerebbe in maniera decisamente importante  e globale l’intero mercato delle armi, e non è forse un caso che proprio oggi l’agenzia araba Al-Awsat ha riportato un articolo sull’acquisto di 3.8 miliardi di dollari in armi da parte del Bahrein dagli Stati Uniti d’America.
Bisogna a questo punto interpretare la ‘mossa’ compiuta da Erdogan , e cercare di capire perché la Turchia avrebbe portato a termine un accordo missilistico con Mosca.
Le motivazioni potrebbero essere riassunte forse in tre punti ben definiti: difesa, disputa con Washington e allontanamento dall’Unione Europea. Secondo un’ottica difensiva, la Turchia ha da anni cercato di incrementare il settore militare, diventando un Paese sempre più indipendente ed avanzato. Secondo quanto riportava Bloomberg lo scorso luglio, infatti, l’aspetto chiave di ogni accordo raggiunto dalla Turchia è il trasferimento non solo di tecnologie, ma anche del Know How, ovvero delle competenze adatte a poter sviluppare in maniera autonoma nuove tecnologie inerenti al settore di difesa. Ed è proprio la prospettiva ‘difesa’ che può forse aiutare a poter interpretare meglio l’accordo firmato oggi da Ankara. Così facendo, la Turchia starebbe cercando una strada che gli permetta di produrre dei propri sistemi difensivi avanzati, e forse l’accordo russo appare ad Erdogan come un’ottima occasione per riuscirci.
Bisogna, inoltre considerare, le attuali relazioni Ankara e Washington per interpretare l’accordo con la Russia.
Il sostegno statunitense ai militanti kurdi in Siria e l’estradizione di Fetullah Gulen sono forse le due questioni principali che hanno portato un deciso aumento di tensioni tra i due Paesi. Non è infatti un caso che Konstantin Makienko, analista presso il Think Tank Analisi delle Strategie e delle Tecnologie, secondo quanto ha riportato Bloomberg lo scorso luglio, dichiara che l’accordo tra Ankara e Mosca è un chiaro segno della delusione turca nei confronti di Washington e Bruxelles. Anche la CNCB sembra sposare la tesi di Bloomberg. In un servizio pubblicato lo scorso agosto, infatti, l’agenzia riconosce come una frattura importante nella relazione Usa-Turchia  il rifiuto di Washington di estradare Gulen – riconosciuto dal Governo di Ankara come responsabile del golpe del 2016 -. Oltre ciò l’agenzia fa riferimento anche al rifiuto di Berlino di estradare alcuni cittadini turchi accusati da Erdogan di essere coinvolti nel colpo di stato. Secondo l’agenzia, infine, la Turchia sarebbe particolarmente infastidita dalla decisione statunitense di armare le forze democratiche siriane guidate da Ypg per sconfiggere l’Isis. La milizia kurda di Ypg (o unità di protezione del popolo) è un ramo del gruppo terroristico fuorilegge del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).
In conclusione, l’accordo firmato di oggi lascia emergere forse due concezioni decisamente importanti per gli equilibri internazionali. La Turchia sta, a quanto pare, cercando di incrementare il proprio settore della difesa, tentando di acquisire il know How che gli permetta di rendere indipendente il proprio arsenale. E a questo punto bisognerebbe individuare  il motivo dietro questo desiderio turco. Oltre ciò, è importante notare il possibile cambio di rotta di Ankara, la quale sembra un Governo sempre più affine e vicino a Mosca, allontanatosi ormai da tempo dall’Occidente. A tal proposito bisognerebbe invece comprendere se quello della Turchia è davvero un cambio di ‘bandiera’, o se si tratta di messaggi volti a far capire all’occidente che Ankara ha un’alternativa.