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In TV vince la Turchia

domenica 4 giugno 2017 Renato Franco/Corriere della Sera Foto: Corriere della Sera

MILANO - Quiz. Qual è il secondo esportatore al mondo di serie tv dopo gli Stati Uniti? In pochi risponderebbero che è la Turchia. E tra i pochi c’è il ministero turco di Cultura e Turismo che dati alla mano conferma che sono 150 le fiction partite da Istanbul dirette in oltre 100 Paesi, dove si sono dimostrate decisamente popolari, con un pubblico di 500 milioni di spettatori in Medio Oriente, Nord Africa, Europa, Asia e America Latina.
La nouvelle vague ottomana nasce dall’intreccio di questioni economiche e canoni estetici, due rette parallele che si sono incontrate. Tradotto in volgare: i prodotti turchi costano poco e non sono così male come i luoghi comuni ci hanno abituato a pensare (fumare come un turco va aggiornato in esportare come un turco).
L’aspetto estetico è migliorato: la fiction turca si è liberata negli ultimi anni da stereotipi datati e si è occidentalizzata anche nelle scelte formali, dalle ambientazioni ai protagonisti. L’aspetto economico è altrettanto rilevante: la durata media di un episodio è di 130-140 minuti con un budget di 300mila dollari, mentre una puntata di una serie tv americana da 45 minuti può arrivare a 7 milioni di dollari. Costi di produzione che si ripercuotono favorevolmente anche sui costi di acquisto per le emittenti: una puntata può partire da 15 mila euro per arrivare a 60 mila se si tratta di un prodotto più sofisticato. Il core business del settore è nelle soap opera che hanno visto l’export salire vertiginosamente: dallo zero del 2004 ai 250 milioni di dollari del 2014, agli oltre 350 milioni dell’anno scorso.
Conferma Alessandro Saba, responsabile dei canali di intrattenimento Fox: «Le nuove fiction turche si sono molto avvicinate ai modelli della nostra tv senza però perdere la loro connotazione originale. Sui canali Fox e su Fox Life in particolare stiamo lavorando per rafforzare il palinsesto anche nelle fasce di daytime, che per un canale tv è strategico quanto la prima serata. La serialità della Mezzaluna ci è sembrata perfetta per l’operazione perché racconta storie molto vicine al nostro target femminile sopra i 25 anni. L’amore con tutte le sue sfaccettature la fa da protagonista e la struttura drammaturgica ricalca gli stilemi della soap classica. L’unica curiosa differenza è la durata. In Turchia un episodio è di circa 2 ore e noi dobbiamo adattarle al nostro formato standard di 45 minuti, produttivamente un plus perché allunga la durata della serie all’interno del palinsesto». L’instabilità politica è un altro fattore centrale da considerare e gioca un ruolo duplice, positivo e negativo. La fragilità rende il clima incerto, i cambiamenti possono essere improvvisi, ma paradossalmente le turbolenze turche hanno favorito la presenza di più società straniere di produzione (tra le più attive Endemol Shine e Fox) grazie anche alla diminuzione del valore della lira turca contro il dollaro americano.
Dopo i numeri, qualche nome. La prima soap turca ad affacciarsi sul mercato italiano l’anno scorso è stata Cherry Season – La stagione del cuore, trasmessa da Canale 5 nei pomeriggi estivi con una media di 2 milioni di spettatori (la seconda stagione arriva da lunedì). Ambientata ai giorni nostri impiatta il polpettone soap (un amore contrastato) in salsa teen (i protagonisti sono giovani). L’ultima arrivata invece è Sweet Revenge che ha fatto la sua apparizione nel pomeriggio di FoxLife (qui una storia d’amore sfortunata, con una sposa abbandonata sull’altare). Netflix invece si è assicurata i diritti di trasmissione di quattro serie (Black Money Love, 20 Minutes, Love is in the Air e Behzat C.) dove amore, thriller e action si mescolano. Il movimento è in espansione e per diventare ancora più appetibile inizia a puntare anche sui grandi nomi: Angelina Jolie reciterà nella serie Hayat Köprüsü che ha come protagonista una famiglia siriana in fuga dalla guerra civile e nel cast è stato ritagliato un ruolo anche per Cristiano Ronaldo.
E il successo è dimostrato dal fatto che le soap turche sono riuscite a invadere anche l’America Latina, il regno delle telenovela. Un po’ come vendere ghiaccio agli eschimesi. L’estetica è quasi al passo con i tempi, ma la morale si aggiorna più lentamente. Così se per i sudamericani il bacio — complice i costumi latini più svestiti — di solito arriva nei primi episodi, in Fatmagül gli spettatori hanno dovuto aspettarne 113 per vedere due labbra toccarsi.