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L'Ultima fatica di Altan

28 gennaio 2017 Marta Ottaviani/La Stampa.it Foto: La Stamoa.it

ISTANBUL - Una vita rovinata, trascinata nell’abisso per colpa di un cartello con su scritto «mare in vendita» e di una donna. La degenerazione di un romanziere che vede la sua esistenza stravolta nel giro di pochi mesi fino ad arrivare a uccidere.
Una Turchia che sulle prime non sembra nemmeno Turchia e che a tratti però emerge in tutta la sua potenza, in uno stratificarsi di esperienze che danno al racconto una valenza anche politica. Sono questi gli elementi portanti del libro di Ahmet Altan «Scrittore e assassino» . Altan, uno dei giornalisti più autorevoli della Turchia, da quattro mesi in carcere, vittima delle purghe messe in atto dal presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan, dopo il golpe fallito dello scorso 15 luglio, in questo noir descrive sapientemente la metamorfosi di una cittadina, che da paradiso si trasforma in un inferno e del protagonista, che per scelta dell’autore non ha nome, come non ce l’ha il paese in cui è ambientato il racconto, e che ha scelto quel luogo per scrivere il suo nuovo libro, convinto di arrivare in un’oasi di pace. Non sa ancora, non riesce nemmeno a immaginare che, in breve tempo, si ritroverà coinvolto in una guerra tra bande dalla quale non riuscirà più a uscire.    
Il filo conduttore del romanzo è l’amore per una donna, l’enigmatica Zuhlal, che fin dal primo momento dice di essere innamorata di un altro, ma nello stesso tempo lega il protagonista sempre più a sé. Un rapporto morboso, dove la rete gioca un ruolo fondamentale. La sessione di chat è chiamata dallo scrittore, «la loro casa». Del resto il rapporto fra reale e virtuale caratterizza un po’ tutto il romanzo e serve anche a smascherare le ipocrisie di una società di provincia che di giorno recita una parte e di notte assume un’identità differente, dando sfogo a desideri e perversioni che sono costretti a celare nella vita reale e che diventano per lo scrittore un altro modo per interpretare il luogo in cui è finito. 
Più si va avanti nella lettura più si viene a delineare un affresco di personaggi e fazioni, con la simpatia del lettore orientata dalla sapiente mano di Altan ora verso il protagonista, ora verso chi, teoricamente, dovrebbe rappresentare il suo maggiore nemico.  
La trama parla molto anche di amicizia e di fiducia. Uno dei personaggi che catturano subito l’attenzione è quello di Mustafa, il sindaco del villaggio e l’incarnazione del potere politico. Colui che deve tenere a bada una lotta fra bande che rischia sempre di scoppiare per conquistare un mitico tesoro (che in realtà non esiste) e che da secoli è nascosto nelle fondamenta di una chiesa, che sorge su una collina che sovrasta il Paese. Ma Mustafa è anche il rivale in amore dello scrittore, che si ritrova, a volte suo malgrado a diventare suo amico e confidente. Un vero e proprio Giano bifronte, descritto da Zuhlal come una persona cattiva e violenta e che invece, almeno nelle fasi iniziali, colpisce il lettore, per la saggezza, la lealtà e il senso della misura. 
Ma la caratteristica principale di «Scrittore e assassino» sono gli equilibri che cambiano di continuo, come le dinamiche politiche alle quali ci ha abituato la Turchia moderna, e i personaggi che hanno una declinazione lenta e che si svelano nella loro complessità solo verso la fine del romanzo, mantenendo alta l’attenzione del lettore in tutto lo svolgersi della trama. Il protagonista è un narratore cinico e distaccato, che non si può fidare di nessuno e che conduce il lettore attraverso le strade del villaggio e le fazioni che lo controllano. Oltre a Mustafa e alla sua potente famiglia, ci sono Raci Bey e l’Oleandro, che finiranno per distruggersi a vicenda, obbligando però anche il sindaco alla fuga e dando vita all’anarchia di quello che ormai è un luogo perduto per sempre (e anche qui il pensiero, quasi profeticamente, corre ai destini della Turchia). Una parte importante viene ricoperta dalle donne. Non solo Zuhlal, destinata a diventare l’ossessione dello scrittore e la causa di tutti i suoi guai, ma anche Sümbül, la prostituta del villaggio che, soprattutto all’inizio aiuta il protagonista a orientarsi in quel paradiso solo apparente, e Kamile Hanim che con la sua matura sensualità rappresenta la vera sorpresa di questo romanzo.  
Sullo sfondo, ci sono i colori, i sapori e i profumi della Turchia moderna, con i suoi contrasti forti e l’umanità a tratti impetuosa di chi la abita e che Altan descrive benissimo nelle pagine di questo avvincente noir.