Economia/agricoltura

Come superare l'Italia nella produzione di olio di oliva

21 febbraio 2017 Irena savasta/Ragusamews.com Foto: alibaba

RAGUSA - I dati ufficiali della Coldiretti parlano di un -38% del calo della produzione di olio d’oliva in Italia per il 2017. Un’annata difficile, dovuta alle condizioni climatiche sfavorevoli durante il periodo della fioritura, che potrebbe portare ad un esaurimento delle scorte nel giro di sei mesi.
Ma la crisi dell’olio d’oliva ha colpito un po’ tutti i Paesi del Mediterraneo, compresa Spagna e Tunisia. E’ per questo, che si sta importando sempre di più dal Medio Oriente e dalla Turchia in particolare. 
Si tratta di un elemento positivo in termini di concorrenza, negativo secondo produttori e associazioni di categoria della penisola: in tempi di scarsa produzione quali quelli che l’Italia sta vivendo, l’arrivo di altre migliaia di tonnellate di olio sugli scaffali dei nostri supermercati potrebbe dare un altro schiaffo al nostro olio. La Turchia, infatti, da sempre accarezza il sogno di diventare il secondo produttore di olio, dopo la Spagna, e superare l’Italia. Oggi, la Turchia si assesta sulle 190 mila, avvicinandosi ancora all’Italia che lo scorso anno era scesa sotto le 300 mila tonnellate ma che recenti previsioni per l’annata in corso danno addirittura a 243 mila.
Italia e Spagna, probabilmente anche per sopperire al mancato arrivo dell’olio tunisino stanno aprendo le porte all’extravergine turco. L’approvvigionamento in mercati a basso prezzo (la Turchia lo è, visto che insieme alla Tunisia ha il costo di produzione più basso nel bacino del Mediterraneo) è una strategia in voga negli ultimi anni nella Ue, e l’Italia non ne è esente. Le stime produttive classificano l’Italia come secondo produttore mondiale nel 2016/17 con la Puglia che – sottolinea la Coldiretti - si conferma essere la principale regione di produzione nonostante il calo, mentre al secondo posto si trova la Calabria con una riduzione della produzione inferiore alla media nazionale e sul gradino più basso del podio si trova la Sicilia dove il taglio dovrebbe essere più marcato a causa  delle condizioni meteorologiche primaverili che hanno causato perdite in fioritura.
Complessivamente - precisa Coldiretti - nel Mezzogiorno si stima un calo produttivo del 39%, al nord di appena il 10% mentre al centro del 29%, con la Toscana in linea con questa riduzione. L’ andamento produttivo nazionale - sottolinea la Coldiretti - si riflette sulla produzione a livello mondiale dove si prevede una storica carestia dei raccolti per effetto del crollo della produzione anche in Grecia con circa 240 milioni di chili (-20%) ed in Tunisia dove non si supereranno i 110 milioni di chili (-21%) mentre in Spagna, che si conferma leader mondiale, si stimano circa 1400 milioni di chili, in linea con l'anno scorso.
In controtendenza la Turchia che aumenta la produzione del 33% per un totale di 190 milioni di chili.  Il risultato è una previsione di produzione mondiale a 2,785 miliardi di chili in calo del 9%, con conseguenti tensioni sui prezzi che si prevedono in forte rialzo per effetto della corsa all’acquisto dell’olio nuovo. I cambiamenti - spiega la Coldiretti - si faranno sentire sul carrello della spesa soprattutto in Italia dove i consumi di olio di oliva a persona sono attorno ai 9,2 chili all’anno, dietro la Spagna con 10.4 chili e la Grecia che con 16.3 chili domina la classifica.