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Lo zoo di Aleppo trasferito in Turchia: corsa per salvare gli animali

1 agosto 2017 Lorenzo Cremonesi/Corriere della Sera Foto: Corriere della Sera

ISTANBUL - Una volta era chiamato «Il Mondo Magico»: lo zoo nel cuore di Aleppo. Ma dopo sei anni di guerra di magico non ha più assolutamente nulla per i suoi animali alla totale mercé dei bombardamenti e dell’odio tra gli uomini che tengono le chiavi delle loro gabbie.
È diventato invece soltanto un universo di denutrizione, sporcizia, terrore e morte dietro le sbarre. Sino a pochi giorni fa, perché adesso gli ultimi tre leoni, due tigri, due orsi e due iene sono stati trasportati in una riserva della Turchia occidentale grazie all’interesse di «Four Paws International», un’organizzazione per la protezione degli animali britannica, in collaborazione con il ministero dell’Ambiente Turco.
La vicenda di queste povere bestie vittime del conflitto che le circonda era stata più volte segnalata da commentatori e giornalisti. Fa parte del dramma di Aleppo, culminato nei gravissimi bombardamenti dell’anno scorso, nelle distruzioni che non hanno risparmiato le bellezze della città vecchia e neppure scuole, ospedali e cliniche di fortuna. A fine 2016 il fragile accordo raggiunto tra il regime, sostenuto da Russia e Iran, con i capi delle milizie ribelli ha garantito l’evacuazione nelle province settentrionali di Idlib, Eriha e lungo il confine turco di gran parte della popolazione che ancora non accetta il governo di Bashar Assad. Ma da allora Aleppo è tutt’altro che pacificata. Le condizioni dei quartieri devastati dalle battaglie restano invivibili, con il sistema elettrico in pezzi, l’olezzo dei generatori, la mancanza d’acqua e l’immondizia che marcisce tra le macerie.
A portare un minimo d’aiuto agli animali sopravvissuti tra le gabbie lerce e le rovine dello zoo è stato per lungo tempo un autista d’ambulanza locale, Mohammad Alaa Jaleel, che lanciando anche appelli via rete è riuscito faticosamente a provvedere al loro cibo quotidiano. «Un uomo fantastico, che anche nei giorni dei combattimenti più aspri, riusciva a portare alle gabbie carne fresca, anche se spesso era appena sufficiente per tenerli in vita», ha scritto di lui il giornalista americano Eric Margolis.
I suoi sforzi sono stati applauditi in rete. È stato ripreso e sostenuto a lungo anche dal blog italiano nominato a proposito: «Il Gattaro d’Aleppo». Le foto delle sue bestie emaciate, spelacchiate, infette per le ferite non curate, stanno facendo il giro del mondo.
Non sono del resto diverse da quelle delle sofferenze patite in genere dagli animali nelle città di guerra. Nella primavera del 2003 divennero famose le immagini dei leoni, orsi e gazzelle che vagavano affamati nei giardini dei palazzi presidenziali di Saddam Hussein a Bagdad colpiti dalle bombe americane.
I comandi inviarono squadre speciali per eliminarli, alcuni vennero sedati e portati via. Durante gli attacchi israeliani su Gaza nell’autunno 2014 pare che siano morti almeno 60 dell’ottantina di animali chiusi a Bisan, lo zoo locale. Lo stesso è avvenuto l’anno scorso per gli animali uccisi a Taiz, una delle città bombardate in Yemen. Pare che su venti leoni almeno undici siano morti assieme a sei leopardi. E solo tre mesi fa l’esercito iracheno ha scoperto che tra le rovine di Mosul, non lontano dai cecchini e le autobombe dell’Isis, erano rimasti in vita il leone noto come Simba e Lula, l’orso. Per salvarli e trasportarli a Bagdad anche in questo caso vennero inviate le teste di cuoio.I Marines entrati per primi trovarono che i leoni stavano dando la caccia