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Istanbul delle gallerie si sta desertificando: Chiuse Rampa Gallery

lunedì 24 luglio 2017 Santa Nastro/Artribune Foto: Artribune/Selma Gurbuz

ISTANBUL - Nel 2015 Rodeo aveva chiuso lo spazio espositivo ad Istanbul per trasferirsi in blocco a Londra. E mentre Elmgreen&Dragset si preparano ad inaugurare la Biennale l’atmosfera si fa sempre meno rassicurante.
Istanbul si prepara ad accogliere il 16 settembre 2017 la Biennale firmata in veste di curatori dagli artisti Elmgreen & Dragset, con il tema politico-non politico dei rapporti di buon vicinato, ma in un clima tutt’altro che rassicurante, come le cronache internazionali continuano a dimostrare. Artribune ha più volte riportato episodi che lasciano pensare ad un mondo dell’arte e della cultura sempre più sofferente: nel 2016, ad esempio, l’opera Kostantiniyye (Costantinopoli) realizzata dal noto artista curdo-turco Ahmet Gunestekin, collocata di fronte ad un centro commerciale nel quartiere di Atakoy veniva censurata e poi rimossa. Avevano fatto, inoltre, riflettere le dimissioni di Vasif Kortun dalla direzione del SALT: il curatore aveva tenuto a precisare ad Artribune che le ragioni della sua decisione stavano nella volontà di seguire nuovi progetti e dedicarsi maggiormente alla scrittura. Tuttavia, nell’agosto precedente aveva descritto la Turchia del dopo golpe come un “posto difficile in cui vivere”.
E non aveva tutti i torti. Quella che si sta infatti verificando è una vera e propria inversione di tendenza. La città che solo pochi anni fa si era conquistata lo scettro di una delle scene più interessanti dell’arte, del design e del collezionismo, tanto che l’avevamo definita “La New York della Turchia” oggi si trova  a fronteggiare la diaspora degli eventi, degli artisti e degli spazi espositivi. Sempre nel 2016 veniva infatti cancellata la Çanakkale Biennale, rassegna la cui quinta edizione era prevista per lo scorso autunno nella città turca situata sulla sponda asiatica dello stretto dei Dardanelli, mentre a dicembre l’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, veniva assassinato in occasione dell’opening di una mostra d’arte a Ankara: la foto che ricorda il tragico evento ha poi vinto il World Press Photo 2017.
Ma non finisce qui: mentre il clima si fa via via più angosciante cominciano a chiudere anche gli spazi espositivi. Il più recente è il caso di Rampa, una galleria d’arte contemporanea stimata in Turchia e all’estero che ha chiuso dopo 7 anni di attività con una mostra di Selma Gürbüz.
Le motivazioni di Arif Suyabatmaz e Leyla Tara Suyabatmaz, fondatori della galleria che aveva nella sua scuderia artisti come Nevin Aladað (fino a novembre alla Biennale di Venezia), non sono ancora chiare. Ma questo non è il primo episodio: nel 2014 Rodeo, tra le più stimate gallerie di Istanbul, annunciava l’inaugurazione di un nuovo spazio a Londra che doveva essere “gemello” della casa madre. Nel 2015, tuttavia, la sede turca chiudeva per un trasferimento in blocco nella città inglese. Che l’Istanbul delle gallerie si stia desertificando?