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Aeroporto sotto la neve. 500 italiani bloccati ad Istanbul

lunedì 9 gennaio 2017 Marta Ottaviani/La Stampa Foto: R.it

ISTANBUL -Voli cancellati, strade inaccessibili, porte di ingresso letteralmente bloccate, con gli abitanti costretti a farsi le scorte di cibo in casa. Una nevicata così Istanbul non la vedeva dal 2005, però, passata l’onda emotiva e il fascino della megalopoli sul Bosforo sotto la neve, la città inizia a fare i conti con una situazione che non è esattamente agevole. L’allarme era arrivato lo scorso 6 gennaio. Avevano detto che la nevicata sarebbe stata terribile e su questo non ci sono dubbi. Le strade principali sono state ripulite, quelle secondarie molto meno e in questi giorni avventurarsi per le tortuose salite dell’antica Costantinopoli, in parte gelate, può essere particolarmente pericoloso a meno che uno non sia desideroso di finire al politrauma. 
C’è poi chi dal Bosforo ne se vorrebbe andare, ma non può. E’ il caso di 500 italiani, che dal 6 gennaio stazionano quasi stabilmente all’aeroporto di Istanbul, sperando di poter tornare a casa e vivendo una situazione ai limiti del paradossale. Il dito è puntato contro Turkish Airlines, la blasonata compagnia di bandiera, che negli ultimi anni aveva abituato i suoi passeggeri a standard sempre più alti e rotte sempre più estese e che si sta rivelando palesemente inadeguata a gestire l’emergenza.  
«Siamo arrivati da Kathmandu lo scorso 6 gennaio – spiega a La Stampa Paola – ci avevano detto che alcuni voli erano stati cancellati, ma al 9 gennaio siamo ancora qui e senza prospettiva di ripartire. Due giorni fa avevamo acquistato dei biglietti ma all’ultimo, al check-in, ci hanno detto che c’era l’overbooking e quindi siamo stati costretti a restare qui. Ogni sera ci mettono su un pullman e ci portano in un hotel diverso. Abbiamo solo il nostro bagaglio a mano, chi non aveva effetti personali con sé se li è dovuti comprare. Nessuno ci fornisce informazioni, ogni giorno c’è una marea umana che si accalca ai desk. File di cinque, sei ore senza che nessuno ci dica niente. Continuano a cancellare voli nonostante la situazione stia migliorando».  
Beffa nella beffa, gli aerei non partono nemmeno pieni. In business class i posti ci sarebbero, ma stando a quanto hanno riferito testimoni a La Stampa, fare l’upgrade costa intorno agli 800 euro e quindi si rimane a terra, chissà per quanto tempo.  
Oltre al disagio, c’è la consapevolezza che la Turchia non è più un luogo sicuro e che proprio l’aeroporto di Istanbul lo scorso giugno è stato teatro di un attacco terrorista firmato Daesh che ha provocato decine di morti.  
«Abbiamo tantissima paura – Spiega l’avvocato Pina Biagini - perché voglio solo ricordare che la Turchia è il luogo di attentati e proprio in questo aeroporto, non molto tempo fa, dei terroristi hanno compiuto un massacro di pendolari come noi che aspettavano di poter partire». 
Intanto da Turkish Airlines nessun commento, solo l’invito a controllare sul loro sito la stato del proprio volo, ‘a causa di forti nevicate a Istanbul’. La compagnia era già finita nell’occhio del ciclone nell’estate del 2014 quando a causa di forti piogge era stata costretta in piena stagione estiva a lasciare a terra centinaia di passeggeri, recapitando loro i bagagli anche a giorni di distanza.  
La Farnesina fa sapere che «L’ambasciata italiana ad Ankara, con il consolato generale a Istanbul e il consolato a Smirne, segue già da diversi giorni, in stretto contatto con il ministero degli Esteri e le competenti istanze turche, la vicenda degli italiani bloccati all’aeroporto. La vicenda è in via di lenta risoluzione, con il progressivo miglioramento delle condizioni climatiche».