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L'ex Siderpali ai turchi

9 maggio 2017 Giuliano Armeno/Alessioporcu.it Foto: TG24 info

ROMA - I turchi si accomodano al banchetto dell’industria italiana. In un solo boccone si pappano la Palitalia: è l’azienda di Parma che ha nel suo portafogli la ex Siderpali di Anagni, con 51mila metri quadri di area produttiva in località Selciatella, capannone e palazzina uffici, impianti per la produzione di pali siderurgici, rimanenze di magazzino, archivi informatici e parco automezzi.
Il costo del boccone è di 4.79 milioni di euro. Se lo aggiudica la Mitas Poligon Demis Celik Endustrisi di Ankara. E’ la metà del prezzo che era stato fissato all’asta fallimentare del 2015.
Cosa c’è dietro l’operazione. Sono quasi scaduti i due anni di ‘vincolo’ che hanno tenuto lontano da Anagni qualsiasi investitore. Il fallimento Palitalia ha sempre avuto l’odore di una scelta industriale e non di un’azienda bollita finita a zampe in aria. Infatti, al momento di spegnere i macchinari nel dicembre 2015 l’azienda era stata svuotata del personale: 160 dipendenti, di cui 78 a Parma e gli altri ad Anagni. Tutti o licenziati o mandati in mobilità che scade a settembre 2017. Soprattutto era stata sottoposta ad un ‘vincolo di non concorrenza’: il nuovo acquirente che l’avesse rilevata non poteva né produrre né vendere pali telefonici fino al 2017.
Proprio per questo l’impressione è sempre stata che qualcuno avesse detto a Palitalia di farsi da parte, per lasciare le sue fette di produzione e le sue commesse. E le fette Palitalia erano sostanziose: 12 milioni di euro, cioè quelli dei contratti in essere al 2015 con l’Enel per la fornitura di pali elettrici.
Ora il vincolo è a ridosso della scadenza e Palitalia può tornare ad accendere i macchinari, se qualcuno la compra.
Quel qualcuno è Mitas Poligon Demis Celik Endustrisi. E’ un’azienda siderurgica fondata ad Ankara nel 1955. La svolta l’ha avuta circa trent’anni fa: nel 1989 si fonde con Emta Incorporated. Ed inizia la sua espanzione sui mercati mondiali. Cresce, talmente in fretta da diventare una holding: cinque anni dopo quell’operazione viene costituita la Gruppo Mitas, controlla la Mitaþ Poles Industry e Trade Inc. E’ lì che inizia il secondo boom, puntando sulla produzione di tutti i tipi di pali di acciaio. I suoi impianti cominciano a specializzarsi nelle sezioni poligonali e rotonde, linee di trasmissione dell’energia, cavi, pali telefonici GSM, pali ferroviari, Torri vento, pali per segnaletica stradale autostradale. Soprattutto, pali in ogni lunghezza: fino a 12 metri in forma unica e fino a 50 metri in totale.
Nel 2000 parte il processo di innovazione di processo. Nel giro di poco diventa uno dei più importanti giganti del settore. Capacità annua di 20mila tonnellate, esportazione in più di 110 Paesi, leader nel campo della progettazione, produzione e montaggio.
Secondo alcune fonti, la decisione di puntare su Palitalia è stata presa da Bar ýþ Karabag, direttore generale della Mitas Poligon Demis Celik Endustrisi. E’ lui il responsabile per la gestione, il coordinamento e la supervisione degli affari finanziari, operativi e di produzione. Laureato all’Università di Bilkent (Ankara) nel 2001, l’ingegner Karabað è anche azionista di Mitaþ Energy e membro del Consiglio di Amministrazione.
Il suo braccio destro è l’ingegner Kaðan Tolluoglu, vice direttore generale e responsabile della produzione, qualità e manutenzione.
Lo studio al quale era stato affidato il compito di individuare un compratore nel 2015 era quello dei commercialisti Ferdinando Santi e Donatella Bertozzi nominati dal Tribunale. Furono i primi a contestare la clausola di non concorrenza. La individuarono da subito come un grosso ostacolo sulla strada della riapertura dell’azienda.
I dettagli dell’operazione sono ancora in fase di definizione. I turchi hanno incaricato uno studio legale romano di avviare tutte le pratiche per poter tornare a produrre. E in fretta.
L’asta fallimentare aveva individuato due lotti. Il primo è quello relativo agli impianti produttivi della ex Tecnopali, archivi, stabilimento in provincia di Parma. Il secondo lotto è quello con il marchio Siderpali e lo stabilimento di Anagni.
Nel prezzo non erano compresi i marchi ‘Tecnopali’ ed il relativo logo, il cui costo era stato fissato a 25mila euro.

 

 

Le industrie della provincia di Frosinone rappresentano bocconi eccezionali per chi intende tornare ad investire in produzione. Ora che investire in capitali si è rivelato troppo rischioso e poco remunerativo, la produzione è tornata ad essere un buon attrattore.

Non è un caso che proprio di fronte alla ex Siderpali, attraversata la strada ci sia Saxa Gres. E’ la ex Ceramiche Marazzi, rilevata da una finanziaria inglese a capitale diffuso per riattivare la produzione di gres porcellanato.

La conferma dello shopping straniero sulle imprese nostrane arriva dai dati Unimpresa, secondo i quali oltre il 50% delle Spa quotate a piazza Affari è ormai in mani straniere.

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