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I regali di Erdogan

15 aprile 2017 Alberto Negri/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ore

ISTANBUL - Un fondo miliardario per erogare crediti alle piccole e medie imprese e tassi bassi per facilitare l’accesso delle famiglie alle risorse finanziarie. Anche così Erdogan cerca di guadagnare consensi in vista del referendum costituzionale di domani.
Il domatore ha schioccato la frusta e le Tigri dell’Anatolia hanno ruggito di soddisfazione per inghiottire l’equivalente di 30 miliardi di dollari in lire turche di fondi e prestiti destinati alle piccole e medie imprese. Funziona così il Turkish Credit Guarantee Fund: è anche con questa novità che Tayyip Erdogan punta a vincere il referendum sui pieni poteri presidenziali, un voto ancora in bilico nonostante la martellante propaganda del governo dell’Akp per il sì. Domani può essere il suo trionfo o l’inizio del declino. Dalla sua parte Erdogan ha ancora la borghesia musulmana e conservatrice che alla fine degli anni Ottanta ha iniziato la sua corsa con la presidenza di Turgut Ozal. Le Tigri anatoliche sono state la chiave del consenso di Erdogan. Il suo “enrichissez-vous” alla Guizot ha avuto come risultato quello di dare rappresentanza  politica alla classe media della Turchia sensibile al richiamo dei minareti, per 70 anni esclusa dai kemalisti, eredi di Ataturk, dalle leve del potere. L’Akp e Erdogan, vincitori di tutte le elezioni degli ultimi 15 anni, hanno liberato le forze sociali ed economiche alla base del boom della Turchia anatolica, una classe imprenditoriale di stampo quasi calvinista.