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Rilancio sugli scambi

martedì 22 febbraio 2017 Carmine Fotina/Il Sole 24 Ore Foto:

ISTANBUL- Italia e Turchia provano a rilanciare la cooperazione economica. Dopo quasi quattro anni di stallo si è svolta ieri a Istanbul la prima riunione della commissione mista Jetco (Joint economic and trade commission) in occasione della visita del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.
La firma del protocollo Jetco, siglato per la Turchia dal ministro dell’Economia Nihat Zeybekci, è arrivata contestualmente al Business forum organizzato da Confindustria, l’agenzia per il commercio estero Ice e l’agenzia locale Deik .
I due Governi riprendono dunque il filo di un discorso interrotto e rilanciano: presto, probabilmente a maggio, partirà una missione congiunta in Africa (Mozambico e Somalia le possibili tappe, energia e infrastrutture i focus settoriali). Ragionare in tandem per presidiare Paesi di comune interesse è stato un tema centrale del colloquio tra Calenda e Zeybekci. E in questa chiave va letto anche l’accordo di co-assicurazione firmato dall’amministratore delegato della Sace Alessandro Decio con i vertici della Turk Eximbank. Le due società di export credit porteranno avanti iniziative di partnership, soprattutto in Africa e Medio Oriente, in una logica di filiera: il primo esempio è la centrale elettrica che la turca Gama Power realizzerà in Bahrein per 700 milioni di euro, parte dei quali andrà in subforniture a Pmi italiane.
Il summit di Istanbul cade in una fase delicata della traiettoria di crescita della Turchia e delle sue relazioni con l’Unione europea. Per la prima volta dal 2009, nel terzo trimestre 2016 il dato sul prodotto interno lordo turco è tornato in territorio negativo, come conseguenza della percezione negativa della stabilità politica e del peggioramento degli equilibri valutari. Anche il commercio estero turco denuncia una flessione, in questo quadro le importazioni dall’Italia sono calate del 3.7%, ma Roma resta il terzo fornitore, con una quota in lieve crescita al 5.2%, e un saldo della bilancia commerciale stabilmente attivo, nell’ordine di 2,4 miliardi di euro. Secondo i dati forniti dall’Ice sono circa 560 le aziende italiane stabilmente attive in Turchia, un terzo delle quali opera nella meccanica e nell’impiantistica, l’11% circa nell’edilizia-arredamento.
Premesse per fare bene e meglio nei prossimi anni ce ne sono. Alcuni settori in particolare sono al centro dei progetti italiani di crescita in termini sia di esportazioni sia di investimenti diretti. Innanzitutto il macrocomparto infrastrutture-costruzioni-logistica, ma anche l’elettromedicale, con una crescita potenziale di mercato del 5% annuo, le energie rinnovabili, la meccanica strumentale e, nello specifico, il packaging che corre addirittura al ritmo del 15% annuo, la tecnologia con industry 4.0, l’area moda-lifestyle, l’agroalimentare.
Al Business forum – oltre a Sace, UniCredit, Intesa Sanpaolo e Generali – per l’Italia hanno partecipato una ventina di aziende: Ansaldo, Cementir, Fs, Italiana Costruzioni, Astaldi, Salini Impregilo, Menarini, Technogym, Cesi, Edison, Exergy, Getra, Nuovo Pignone, Saipem, Sicim, Valvitalia, Terna, Turboden, Leonardo Finmeccanica, Manutencoop, Telecom Italia Sparkle, Cnh. Una rappresentanza interessata a vario titolo a consolidare la presenza nel Paese o a entrarvi per la prima volta.
Sull’interscambio ci sono margini di crescita ma si parte da una base già di ottimo livello, secondo Calenda, anche in considerazione della forte complementarietà di settori merceologici e tessuti imprenditoriali, a prevalenza di Pmi. Molto di più va fatto per incrementare il livello degli investimenti diretti esteri in entrambe le direzioni. L’Italia pesa per appena l’1.5% nella ripartizione degli investimenti in entrata in Turchia che a sua volta negli ultimi anni ha investito in Italia cifre nell’ordine di poche decine di milioni di euro.
La commissione Jetco si è riunita la prima volta dopo l’istituzione formale avvenuta nel 2013 e dopo i passi avanti compiuti lo scorso agosto, quando il ministro Zeybekci si è recato in missione a Roma con l’obiettivo di rassicurare il governo e gli investitori italiani sulla tenuta politica del Paese in seguito al fallito golpe di un mese prima. Prima del prossimo summit istituzionale, ha proposto Calenda, potrebbe essere organizzato un incontro riservato a una decina di top manager dei due Paesi per esplorare nel dettaglio possibili deal di spessore.
La missione del ministro dello Sviluppo prosegue oggi a Baku, in Azerbaijan, per la riunione dei Paesi del Corridoio Sud del gas.