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L'ambasciata italiana: Gabriele sta bene

20 aprile 2017 Gerardo Adinolfi/R.it

ISTANBUL - "Gabriele Del Grande sta bene,  è sottoposto a una procedura di espulsione anche se i tempi del rimpatrio non sono certi". E' quanto comunicato dall'ambasciata italiana in Turchia ai tre parlamentari di Mdp Arturo Scotto, Franco Bordo e Michele Piras che si sono recati nel Paese per incontrare le autorità diplomatiche italiane.
 "Da quanto abbiamo appreso - spiega Piras - Del Grande sarebbe stato fermato perché non in possesso dell'accredito stampa né dell'autorizzazione per stare dove si trovava". Domani il regista toscano, arrestato lo scorso 9 aprile lungo il confine con la Siria dove si trovava per il progetto "Un partigiano mi disse" sui profughi siriani, potrà incontrare una delegazione del consolato italiano ad Ankara che ieri era stata respinta dal centro di detenzione amministrativa dove Del Grande è rinchiuso. Per dieci giorni del reporter lucchese si erano perse le tracce fino a quando non era riuscito a telefonare alla compagna annunciando di aver iniziato lo sciopero della fame.
"La Turchia deve rispettare la libertà di stampa se vuol far parte dell'Unione europea", attacca il presidente dell'europarlamento Antonio Tajani. "Non è un fatto solo italiano", ha sottolineato Tajani ricordando che Ankara ha "200 giornalisti in carcere, turchi ma anche stranieri" e citando assieme a Del Grande "il caso del giornalista di Die Welt". Non si può negoziare con l'Ue "se si fanno scelte di questo tipo. Peggio ancora se si va verso un referendum per la pena di morte".
Sul caso di Gabriele Del Grande questa mattina è intervenuta anche l'Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini:  "Ci siamo coordinati con le autorità italiane fin dal primo momento, come facciamo in casi simili in cui la responsabilità principale è dello stato membro. L'Ue, in questo particolare caso, si è attivata per sostenere l'azione dell'ambasciatore italiano ad Ankara, che oltretutto ho sentito nei giorni scorsi, per sostenere l'azione della Farnesina e del governo italiano rispetto alle autorità turche" - ha detto - "Questo sta già accadendo in modo discreto ma spero produttivo".  Ieri il ministro degli Esteri Angelino Alfano aveva telefonato al collega turco per ribadire la richiesta di liberazione di Del Grande.
Sono passati otto giorni dall'arresto in Turchia al confine con la Siria del blogger e regista toscano Gabriele Del Grande. Oggi la prima telefonata alla compagna: "Sto bene ma faccio lo sciopero della fame per chiedere che vengano rispettati i miei diritti".
L'Italia, nel frattempo, si è mobilitata per non far calare l'attenzione sul caso. Manifestazioni sono state fatte o saranno fatte in diverse città italiane. Ieri a Lucca, con circa 200 persone che hanno manifestato insieme alle sorelle di Del Grande, ma anche oggi a Torino, Milano e nei prossimi giorni a Catania, Palermo, Roma. Appelli alla liberazione sono arrivati da una lettera letta al Senato dagli amici di Del Grande e firmata da registi, attori e scrittori, da mozioni approvate dai consigli comunali come a Bologna, da Confindustria e dai frati Francescani di Assisi "Raccogliendo le preoccupazioni della famiglia e delle istituzioni auspichiamo che venga liberato al più presto il giornalista Gabriele Del Grande" scrive padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento.
"Ogni democrazia è tale - aggiunge - se permette la libertà di espressione e di informazione garantendo il rispetto per ogni persona. Un auspicio che diventa preghiera per tutti coloro che soffrono. Sosteniamo anche - conclude padre Fortunato - l'impegno che la Federazione nazionale della stampa italiana sta immettendo in questo ambito". In contatto con la Farnesina è sempre il padre di Gabriele, Massimo Del Grande che ieri aveva manifestato la sua intenzione di partire per Roma o per la Turchia: "Mio figlio ha chiesto aiuto e avrà aiuto", ha detto.