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FINE DI UN AMORE, ma (per ora) separati in casa

mercoledì 28 luglio 2017 Stefano Barocci/Turchia Oggi Foto: ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images

ROMA - La escalation della crisi turco-tedesca merita qualche considerazione, tenendo conto che si tratta di fenomeno multidimensionale, che potrebbe evolversi da schermaglie verbali ad azioni più incisive (come la recente decisione federale di ritirare le squadre della Deutsche Luftwaffe presenti ad Adana-Incirlik) e che si è ulteriormente polarizzata in senso bilaterale, con la rilevante anomalia che la Germania è pPese di  prevalente immigrazione turca dagli anni ’60.
Data la complessità della questione si è deciso di affrontarla limitando l’ottica alla presenza “turca” in territorio tedesco e ci si è interrogati sulla natura, l’evoluzione e i sentimenti di questi “Turchi di Germania”, come li chiameremo noi.
Utilizziamo le cifre dei due Uffici federali del Lavoro (Bundesarbeitsamt) e per la Statistica (Bundesamt für Statistik), i cui data-base sono facilmente accessibili e ben organizzati, rimandando agli stessi per la facilità di consultazione, anche in inglese, per approfondimenti in cui non entriamo per semplicità.
Deutschtürken, Türkischstämmige e il neologismo Türkeistämmige sono diverse parole con cui la stampa e le fonti ufficiali denotano i circa 3 milioni di cittadini che a vario titolo si trovano sul territorio tedesco, vi siano nati o no, e comunque vantano nella loro linea di ascendenti almeno un parente turco.
Tale presenza consolidata, che contraddiceva il termine usato inizialmente con finalità transitorie “Gastarbeiter”, proviene da ondate iniziali di immigrazione (e da almeno tre generazioni successive) weberianamente organizzate dagli efficienti Bundesarbeitsamt tedeschi (gli uffici federali del lavoro che reclutavano manodopera dalla Turchia anatolica): dunque almeno tre generazioni che si sono stabilite soprattutto nella ex-Germania Ovest ed a Berlino, che risulta la terza città turca del mondo, con oltre 200000 Turchi, a crescere se si considerano quelli con passaporto tedesco e ci si allarga alla zona metropolitana.
La metà di questa base etnica è stata a vario titolo “eingebürgert”, cioè ha ricevuto la cittadinanza tedesca, con un complesso sistema che permette la opzione tra quella turca e quella tedesca. Dal 2000 in Germania vale una legge federale (§ 4 Abs. 3, StAG) sullo ius soli, che con determinazione teutonica presenta al 23 anno di età la opzione obbligatoria (Optionsmodell) tra le due cittadinanze; molti non ce la fanno, nonostante tutto…. Nascere e crescere tra due nazioni e due culture è un valore per alcuni ed un problema per altri!
Le evidenze della querelle sono le seguenti:
Anche esponenti di spicco della Spd hanno cominciato ad avanzare riserve sul comportamento della Turchia, sulla stabilità psico-fisica del suo leader, sulla trattativa di adesione turca alla UE incancrenita da anni e cosi via. Lo stesso Sigmar Gabriel, attuale ministro degli Esteri  già Presidente del Partito che fu di Brandt, e persino quel Martin Schulz, che è candidato alla Cancelleria, hanno rivolto critiche veementi al Governo Erdoðan, che per la Spd, tiepidamente a favore di una Turchia nella UE, sono inusuali;
Al momento di scrivere questo articolo l’esponente tedesco Peter Steudtner, il giornalista con passaporto svedese Ali Gharawi e otto attivisti turchi per i diritti umani sono stati arrestati ad Istanbul. Il Paese sembra diviso in due, politicamente parlando: personalità politico-culturali del livello di Ahmet Davutoðlu hanno abbandonato (o sono state messe da parte) il loro mentore, che sta trascinando la Turchia in un vortice pericoloso, mettendo a repentaglio il benessere raggiunto, i legami economici, gli investimenti, il redditizio fattore del turismo, tutte le cose eccellenti che la Turchia ha fatto dagli anni ’80 in poi: il Sultano è solo…e regna  con l’aiuto di pretoriani della polizia e dei Servizi!
La società civile turca è divisa tra sostenitori dell’Akp e del Presidente Erdoðan, affiliati (e sopravvissuti agli arresti dopo il cosiddetto golpe) del leader turco religioso che vive in America Fethullah Gülen e laici della antica tradizione kemalista vicini al partito Chp.  Ci interrogheremo se anche i turchi di Germania siano ascrivibili a queste tre correnti e se una di esse sia preponderante;Tra i Turchi di Germania, come componente etnica normale ci sono anche persone di etnia curda (potrebbero essere 500-600000) che rappresentano ancora una altra Strömung; questi sicuramente non amano il Presidente turco e molti di loro sono stati accolti in base a leggi federali come richiedenti-asilo e non come componente migratoria programmata;
Ma le popolazioni centro-asiatiche hanno comunque un forte senso di nazionalità, di appartenenza etnico-nazionale. Ricordo una conversazione illuminante con l’Ambasciatore turco a Roma Uður Ziyal su questo tema e ricordo anche in Iran, in un contesto differente, quando i mujaheddin e-Qalq della signora Rajavi sparavano dall’Iraq in direzione Iran: mi dissero, qui nessuno ama i Rajavi (purtroppo in Italia Fini, ministro degli Esteri, aveva loro dato spazio), perché hanno combattuto con gli Arabi contro il popolo iraniano, nessuno mai li sosterrà, e infatti quella opposizione si è disciolta come neve al sole.
- Ora quale atteggiamento politico avrà prevalso in Germania: la provenienza delle popolazioni migranti specialmente dalle roccaforti religiose dell’Anatolia (la Konya di Jalal al-Din al-Rumi) farebbe propendere per Akp, che ha dedicato risorse a queste comunità e concesso benefici alle imprese nascenti nelle aree arretrate? O il multiculturalismo iniziale e le politiche di integrazione del Governo tedesco che potrebbero aver mietuto qualche successo e favorito la componente laica e quindi europeista e kemalista?  Tra i Turchi che hanno seguito la formazione superiore tedesca potrebbero esserci parecchi Fethullahci che, con sfumature e distinguo da approfondire, hanno offerto una mediazione tra la tradizione religiosa turca moderata e la modernità dell’Europa? Il giornale più letto dai turchi d’Europa, sino alla sua chiusura ordinata da Erdoðan lo scorso maggio 2016, era Zaman, quindi sembrerebbe prevalere una componente laica, insieme a quella curda decisamente anti-Erdoðan, cui ora si saranno aggiunti sicuramente molto Fethullahci ben istruiti e ben inseriti, come le due sedi in Italia a Roma e a Milano per analogia lasciano intendere.  Quindi vi sarebbe una maggioranza che si oppone alla attuale involuzione, ché di questo si tratta, anche se le sirene del potere e la logica delle cose lascia intendere che si sia costituita anche una forte presenza dello Akp, come partito del successo e dell’ordine (piuttosto che della giustizia e dello sviluppo!): ovunque il potere costituito e stabilito attrae consensi per i motivi più vari, noi Italiani ne sappiamo forse qualcosa?
- Il fatto di crescere in una società come quella tedesca per le seconde e terze generazioni, di avere avuto possibilità di sviluppo impensabili in Anatolia prima della fine del XX secolo, il clima di grande collaborazione economica e commerciale che ha concesso possibilità a tutti, può aver modificato la prospettiva e forgiato veramente un quarto genus, il turco di Germania, celebrato persino nei film polizieschi ambientati a Colonia?
- Il  miraggio europeo, di una Europa diventata poi “stracciona” rispetto ai paesi del Golfo e alle tigri orientali, le mai sopite diffidenze, la sensazione di essere “altro” rispetto ai tedeschi - ma anche ai Turchi di Turchia - possono essere compatibili con la creazione di uno status?
- nel 1961 vi erano meno di 10000 cittadini turchi in Germania, nel 1971 sono già 650000; questa cifra cresce sino al 1999 raggiungendo 2100000 unità per poi cominciare a decrescere regolarmente ed arrivare a 1500000 unità nel 2016. Dal 2005 al 2014 è maggiore il numero dei Turchi che rientrano che quello dei nuovi immigrati, addirittura si passa da 50000 arrivi nel 2002 a meno di 30000 nel 2018.
Se si conteggiano i Türkischstämmige, cioè gli originari dalla Turchia il servizio statistico federale registra circa 2500000 unità nel 2008 che salgono sino a 3 milioni nel 2014.
Le assunzioni della cittadinanza tedesca crescono dalla fine degli anni ’70 sino a raggiungere circa 100000 unità nel 2008, per poi cominciare lentamente a decrescere arrivando a 20000 unità nel 2014.
Non pretendiamo di scrivere la complessa equazione demografica - molti particolari si evidenziano nei siti sopra citati - ma è chiaro che i figli ed i figli dei figli, i decessi, i rientri in Turchia, i nuovi flussi migratori turchi e l’acquisizione della cittadinanza tedesca rendono il fenomeno altamente dinamico, ed i vari salti (a parte il caso di un paio di cambiamenti nei metodi di conta) sociologicamente e storicamente spiegabili. A partire dagli anni 2000 le statistiche federali registrano con dovizia flussi di rientro in Turchia, di turchi che avevano fatto buona fortuna in terra tedesca; le Einbürgerungen (cioè la concessione della cittadinanza tedesca) si era di nuovo ridotta dopo un picco iniziale, nasceva la Akp e il Prof. Davutoðlu scriveva Stratejik Derinlik – Profondità Stratgica, che ridisegnava gli orientamenti di politica estera, culturale e commerciale della Turchia del XXI secolo. Immagino che si sia amaramente pentito… con la torsione che ha preso la politica di Erdoðan, culminata nel coinvolgimento con la tragedia siriana, con i contrasti con la Russia di Putin e con le ondate di arresti spesso ingiustificati che ha investito il Paese e ne ha messo a dura prova la credibilità internazionale!
- Ora il buon Dio prima o poi, se non ci riescono degli incerti e maldestri golpisti, volta lui pagina, ma le macerie di una società il cui PIL ancora nel 1998 cresceva allo 8%, le conquiste laiche condivisibili e la funzione di cerniera tra Europa ed Asia (ora derubricata a mero sentimentalismo ed eurocentrismo alla Edward Said) che fine faranno, come sarà l’evoluzione dopo questa certa battuta di arresto?
L’assertività dei Turchi di Germania - direi il loro prestigio - è gravemente compromessa da infiltrazioni islamico-religiose, dal crescente malcontento dei Tedeschi verso gli immigrati, dal declino del futuro europeo, insomma non percepiscono di avere grande influenza sulle cose del loro Paese. Sono come gli Italiani all’estero, coccolati prima del voto concesso per una mala interpretazione del concetto di Democrazia elettorale, e subito dimenticati un secondo dopo scivolata la scheda nell’urna del Consolato (non può non venire in mente il faraonico viaggio-vacanza di Lady Boschi in Sudamerica)!!!  E pensare che la querelle nasce proprio dalla volontà di politici e funzionari dello Akp di fare campagna elettorale in Olanda e Germania per le contestatissime votazioni che sancirono il rilevante cambiamento costituzionale, subito direi da oltre il 50% della popolazione turca globale.
I popoli inferiori, o meno sviluppati se si preferisce, hanno bisogno di un leader forte e carismatico, tendenzialmente dittatoriale, come insegnava Rohwolt, ma allora il popolo tedesco era una eccezione, perché era sviluppato ma aveva un Führer!? Comunque sia la Democrazia a Istanbul è una chimera non più e non meno che a Roma, a comandare sono sempre piccole élites manovrate da poteri occulti.
Le recenti dichiarazioni antitedesche di Erdoðan davanti al gruppo parlamentare dello Akp, dove si avvertiva Berlino che eventuali sanzioni commerciali non avrebbero spaventato la Turchia e che la Germania avrebbe anzi sopportato conseguenze più gravi, contrastano con gli interessi della comunità turca in Germania, ma soprattutto non dovrebbe incoraggiare i politici nostrani dal cabotaggio di corto respiro a profittare della situazione, ché il danno economico sarebbe comunque redistribuito nelle economie europee dove si grida alla vittoria per riprese “mirabolanti” tra lo 0.4 e 1.2%, con largo margine di errore (circa il 20% in media)!
Per venire ai giorni nostri e valutare il grado di criticità della impasse turco-tedesca, specialmente nel caso dell’arresto dei manifestanti per i diritti umani, c’è da dire che il seminario organizzato da questi ultimi ad Istanbul ben si prestava ad un confronto con reciproche accuse: il Consolato generale tedesco ne ha monitorato e registrato tutte le fasi sino all’irruzione della polizia turca; dall’altra parte le Autorità turche hanno per mezzo del fedele quotidiano "Star" insinuato che il seminario sarebbe stato utilizzato per sviluppare il caos e persino per pianificare una rivolta con la sottintesa complicità del Governo federale.
Ibrahim Kalin, uno dei fedelissimi portavoce di Erdoðan non diplomatico di professione scrive nel "Sabah", ripreso subito dalla "Faz", che il dialogo tra Turchi, Tedeschi ed Europei rimane essenziale su una base di rispetto, parità, comuni interessi e fiducia. Rimane per i turisti tedeschi e per gli uomini d’affari, dice sempre Kalin, la libertà di circolare. Lamenta invece la ossessione che mostrerebbe la stampa tedesca per Erdoðan con la continua esternazione di concetti deviati e malsani. Certo che anche la sicurezza di circolare in libertà ad Istanbul come a Izmir negli ultimi tempi non è che sia elevata.
Come potrebbe sentirsi e reagire un Turco tedesco di fronte a tutto questo, una volta contagiato dal metodo critico occidentale e pur sempre nel rispetto delle innate tradizioni e dei costumi culturali e religiosi, persa quella centralità di comunità emigratoria satellite di successo, prova evidente della integrabilità dei Turchi in Europa e bandiera del dialogo tra sistemi filosofici e storici diversi: credo si senta molto frustrato, disorientato e soprattutto impotente!