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Erdogan: La Germania si sta suicidando

6 luglio 2017 il Giornale.it Foto: il Giornale.it

 ROMA - Le relazioni fra Germania e Turchia sono ormai da molti mesi ai minimi termini. Dall’inizio della campagna elettorale per il referendum costituzionale turco, gli scontri verbali fra il Recep Tayyip Erdogan e Angela Merkel sono diventati una costante nel dibattito politico interno ed internazionale, ed hanno inciso notevolmente nei rapporti fra Turchia ed Europa.
Il presidente turco non ha mai perdonato al governo tedesco di non aver permesso ai militanti dell’Akp residenti in Germania di organizzare incontri per promuovere il voto favorevole al referendum costituzionale. E da quel momento, gli attacchi nei confronti della Germania sono stati innumerevoli, accusandola di avere un governo nazista e di non avere sentimenti democratici o di odiare il popolo turco. Angela Merkel in questi mesi ha sempre promosso una linea dura nei confronti di Erdogan come risposta ai suoi continui attacchi. L’ultimo atto, quello del ritiro dei militari tedeschi dalla base Nato di Incilrik, in Turchia, è l’ennesimo gesto di sfida fra i due Paesi, che non sembrano intenzionati a cedere in questo confronto.
Con l’approssimarsi del G20 di Amburgo, in cui tra gli ospiti figura anche Erdogan, i problemi legati alla presenza del presidente in Turchia sono riaffiorati con forza e sembrano destinati a creare di nuovo problemi fra Turchia e Germania. Il motivo sarebbe sempre racchiuso nella volontà di Erdogan di incontrare i suoi sostenitori che vivono in Germania e che rappresentano un’alta percentuale dei turchi residenti nel Paese. Da settimane, l’entourage del presidente sta cercando di farsi concedere un luogo per allestire un comizio con i sostenitori dell’Akp e del presidente, ma il governo tedesco e i comuni interessati dalle richieste hanno sempre bocciato ogni tipo di richiesta. L’intelligence federale tedesca non ha mai nascosto i dubbi su questi comizi, soprattutto perché rappresenterebbero un potenziale terreno di scontro fra i sostenitori dell’Akp e la comunità curda residente in Germania. Già la sola presenza di Erdogan per il G20 è motivo di allarme generale nel Paese, soprattutto ad Amburgo, e organizzare un comizio con migliaia di sostenitori sarebbe un rischio troppo elevato.
Il presidente turco, intervistato da Die Zeit questo mercoledì, non ha nascosto la sua ira nei confronti della scelta del governo di negare la possibilità di incontrare il suo popolo per la visita in Germania. Erdogan ha usato parole durissime, che suonano come una minaccia: “La Germania sta commettendo un suicidio” ha detto il presidente alle domande del giornalista a riguardo, dicendo che “deve correggere immediatamente l’errore”. Parole molto dure, cui fanno seguito quelle rivolte al premier tedesco riguardo alla mancata estradizione di alcune persone accusate di essere affiliate al movimento gulenista, accusato di aver organizzato il fallito golpe dell’anno scorso. “Ho fatto richiesta alla signora Merkel. Perché non ce li consegna? Fino a quando il governo tedesco non ce li consegnerà, la Turchia considererà la Germania come un Paese che appoggia il terrorismo”.
Le parole del presidente Erdogan pongono molte perplessità sulle relazioni tra Germania e Turchia, ma soprattutto sul significato vero che si vuole assegnare a queste dichiarazioni. Perché la Germania starebbe commettendo un suicidio? Ebbene, le parole di Erdogan non sono causali, seppur chiaramente legate al personaggio. La Germania, infatti, nonostante la guerra diplomatica con la Turchia, sa perfettamente che non può interrompere le relazioni con Ankara, né può evitare di scendere a compromessi. I problemi sono due: la tratta dei migranti e la comunità turca residente in Germania. Erdogan ha siglato un accordo con l’Unione europea per bloccare la rotta migratoria che dalla Siria arrivava, tramite i Balcani, in Germania. Da quel momento, il flusso si è fermato, concedendo alla Germania tempo utile per ricollocare i migranti e soprattutto per non scatenare i movimenti di estrema destra che iniziavano a scardinare le certezze sulla permeabilità del sistema tedesco. Erdogan è diventato quindi il garante della stabilità dell’Europa orientale e della Germania sul tema migratorio. Lo è diventato con i miliardi di euro e con appoggi sulla liberalizzazione dei visti, ma lo è diventato soprattutto per la miopia dell’Unione Europea a trazione tedesca. Sotto il profilo interno, Angela Merkel non può in ogni caso permettersi di avere contro le centinaia di migliaia di sostenitori di Erdogan che vivono e lavorano in Germania. La comunità turca è fortissima, radicata e in buona parte vota per l’Akp. Decidere di scontrarsi apertamente con il leader di queste persone significa in sostanza ammettere di non tollerarne la guida nel loro Paese d’origine. Ma questo, indubbiamente, rischia di scatenare rivolte e rappresaglie anche con i curdi e coloro che li sostengono.
In questo senso, Erdogan rappresenta in realtà un uomo che nella sua visione politica eclettica è riuscito comunque nell’intento di legare la Germania al proprio destino. Angela Merkel lo sa e cerca in ogni modo di sganciarsi dal sultano, ma, purtroppo per lei, “pacta sunt servanda”: anche con un personaggio come Recep Erdogan.