Attualità

Un grande amico della Turchia

17 giugno 2017 Stefano Barocci/Turchia Oggi Foto: Gerard Fouet/Getty Images

ROMA  - Ho pensato di onorare la figura di questo grande Europeo, con una storia politica così coinvolgente (a prescindere dal giudizio, quello a cui ha messo mano ha avuto conseguenze per tutti noi) e nello sesso tempo con un grande dolore sul piano privato e familiare  (destino purtroppo abbastanza comune tra i politici di “razza”), non con un trattato scientifico o un articolo a carattere storico - ché ve ne sono tanti - ma con una serie di ricordi vividi, diretti, informali tratti dalla vita di tutti i giorni a Bonn.
Vedremo che nei decenni in cui si dipanava la vita politica e quella familiare del Cancelliere renano il concetto di Turchia entra prepotentemente e con interessanti riflessi storici, umani e politici, sia in quella vita pubblica in ascesa continua nel prestigio e nei risultati, sia in quella umana e personale e si colora con tinte di pietà e dolore.
Il Cancelliere era spesso nella piccola e acculturata capitale renana e presenziava a tanti eventi culturali, politici e di partito. Dal mio modesto osservatorio ho avuto l’occasione di incontrarlo e di parlargli in tedesco, unica lingua che veramente padroneggiava con un non leggero accento renano.
Nasce nel 1930 nel Palatinato denso di tradizioni e costumi renani e romani (il padre della mia segretaria renana nel coltivare l’orto portava i sandali, sconosciuti all’Est), cresce e si forma a Magonza sino a divenire con la CDU ministro presidente del Land Renania-Palatinato.
Si diceva di lui…. un funzionario solerte, un burocrate di partito, un uomo con poca fantasia. Si sa che dava del Lei ad Adenauer che, nonostante le radici renane comuni, non gli concedeva particolare attenzione. Era uno di tanti e tra tedeschi è normale darsi del Lei come da noi, all’opposto, darsi del tu!
Giunge alla Cancelleria nel 1982 e vi rimane sino al 1998, l’unificazione gli capitò come un evento inarrestabile mosso più che da dinamiche interne tedesche, da irrefrenabili macro-forze compulsive esterne. La colse e divenne il Cancelliere della Riunificazione, il 3 ottobre 1990.
I denigratori dicono che ebbe un ruolo tutto sommato marginale rispetto a quelle potenti forze magmatiche della Storia, ma il suo lavoro di sutura fine e di raccordo con la Russia e con i Paesi della Nato fu indispensabile allo svolgersi senza gravi turbamenti dell’intero processo (vedasi ad esempio mio articolo su “la Signora Thatcher e la Riunificazione” su formiche.net).    Oh Dio, i turbamenti ci sono stati in seguito alla Riunificazione… quante volte da noi si semplifica dicendo che “quando c’era il Muro tutto era in ordine in Europa”, ma si dimentica, alla lunga, il legittimo e logico desiderio di tornare insieme dei Tedeschi.
Gli anni di Kohl sono gli anni della prepotente crescita economica tedesca e del successo delle esportazioni industriali; nasce il famoso Deutsche Wertarbeit, cioè il manufatto tedesco di qualità.
Essendo un Atlantico ed un cesellatore dei rapporti che portarono al successo della Riunificazione, vedeva la Nato degli anni ’80 come il suggello e l’avallo dei processi, governati e subiti, che portarono ad eliminare il confine inter-tedesco. Quindi la Turchia era partner essenziale della Nato, quindi dell’Europa occidentale e della Germania, per essere presenti nella nevralgica cerniera tra Asia ed Europa. La immigrazione turca in Germania, un classico dell’azione tedesca in campo del controllo dei movimenti migratori voluti e pianificati, si completava pure negli anni di Kohl ed assolveva ai bisogni impellenti di una Germania che stava diventando locomotiva economica, industriale e finanziaria. La Germania potenziava anche la sua presenza economica in una Turchia in netta crescita con ingenti partecipazioni ed acquisizioni. Kohl e la signora Suessmuth, presidente del Bundestag, intrattenevano rapporti intensi con Mesut Yilmaz, che era stato borsista Humboldt in Germania e assunse ruoli governativi seppur brevi nel suo Paese dopo la scomparsa di Atatürk e la fine del monopartitismo ad Ankara.
Dei suoi due figli, Peter e Walter, é noto che abbiano entrambi fatto esperienze nella Bundeswehr e poi compiuti diversi anni di studi all’estero, specialmente allo MIT Boston. Il più giovane Peter è sposato con una funzionaria di banca turca Elif Sözen, conosciuta negli anni in America, e Walter con una sudcoreana: entrambi i figli hanno vissuto nello sconforto perché il padre da oltre 15 anni, e specialmente dopo la morte della mamma Hannelore, aveva interrotto i rapporti con la famiglia, e specialmente con i nipotini. Addirittura Walter apprese nel 2001 della morte della madre da una telefonata di un collaboratore del Cancelliere. Nei diversi libri che ha scritto Walter – i due figli sono a diverso grado imprenditori e autori – affiora più volte la parola tedesca Versöhnung, riappacificazione…..ma come ha dichiarato recentemente non è stato possibile regolare gli affari familiari su questa terra!
Quindi aveva un atteggiamento pragmatico e di cauta apertura per la Turchia in Europa: erano gli anni del generale Adnan Evren e del Primo Ministro Turgut Özal, dello sviluppo economico, anche interno anatolico,  della Turchia e del terrorismo del Pkk: rimesse emigrati, incentivi statali, prepotente crescita dei servizi e del turismo, assertività verso l’Occidente erano gli ingredienti dello appeal della Turchia. Kohl avrebbe mediato… era allergico anche da cristiano democratico e fedele, alle classificazioni troppo rigide. Lo si desume dal discorso di Beuel durante un campagna elettorale locale nel 1986…”la unione degli Stati europei è un progetto di convivenza, di civiltà e di benessere, i confini geografici giocano un ruolo secondario”. Secondo me occhieggiava più agli Stati baltici ed alla Europa dell’Est, ma non disse nulla per delimitare su base etnico-religiosa il suo discorso. Semplicemente all’epoca la Turchia non era al centro della agenda di Kohl!
Quando era a Bonn frequentava, in successione, due ristoranti italiani: da Bruno sulle alture di Heiderhof, di Bruno Perini, umbro di Castiglione del Lago, grande confidente del Cancelliere, e poi Il Punto a Bonn City, del siciliano Peppe Perna, con socio abruzzese. Potenza degli Italiani all’estero: Bruno gli disse che ero un giovane democristiano insospettabile (negli anni ’90 solo i pazzi si iscrivevano alla DC) e da allora mi sorrise sempre al saluto e ci scambiavamo battute in tedesco. In fin dei conti, era facile incontrare in modo informale il Cancelliere, perché almeno una volta alla settimana saliva ad Heiderhof da Bruno e Bruno… mi avvertiva. Ma la delazione era d’obbligo anche per altri soggetti: qualche Sottosegretario un po’ donnaiolo si informava sempre sulla presenza o meno del Cancelliere da Bruno perché sì, andavano li per incontrarlo, ma il Cancelliere non era un donnaiolo, non gradiva vedere rampanti sottosegretari politici (ché in Germania c’è anche il Sottosegretario ministeriale, altro che copiare il modello tedesco!!!!) comparire ogni settimana con una giovane compagna diversa. Si può dire con certezza che ha condotto una vita spartana, niente donne (ma si è risposto da vedovo con una donna più giovane, come fece Theo Weigel alla sua volta), poco cibo, scarso sport, vacanze limitate, poca vita dedicata ai figli, molta politica, partito e potere.
Era Kohl sempre con il suo trio, il ministro della Cancelleria Bohle, l’assistente, poi “sistemato” ad Hannover, Fitzenkötter (il cui cognome all’inizio io pronunciavo male (e veniva fuori una cosa maleodorante) e la indimenticabile storica segretaria Juliane Weber che, fumando 40 sigarette al giorno, aveva una voce rauca inconfondibile.  Bruno diceva che il Cancelliere non capiva niente di cucina e che quando gli preparava il minestrone, che lui adorava, ci metteva anche le bucce delle patate…. in realtà era uno stomaco forte e stravedeva per lo Saumagen, letteralmente trippa di scrofa, un piatto tradizionale renano, non propriamente di facile digestione.
Una volta, a ristorante chiuso, in tedesco si dice “geschlossene Gesellschaft”, ero li con alcuni colleghi del MIUR e il Cancelliere era con il suo trio a pranzo. Lui chiese chi fossimo e nonostante Bruno, anfitrione e confidente, ci avesse descritto come “kleine Kaliber”, cioè piccoli calibri, lui volle venire a salutarci e a darci il benvenuto in Germania. Fu lì che gli strinsi una mano, grande e forte, la prima volta!  Anni dopo uscendo da Il Punto, ed essendo nel vivo della campagna italiana per entrare col gruppo di testa nell’Euro (sic!), lo salutai e mi disse a mo’ di rimprovero “Ihr Italiener müsst aber die Steuer zahlen”..voi Italiani però dovete pagare le tasse… ci rimasi un po’ male, so che non si rivolgeva a me direttamente, ma in fin dei conti aveva anche ragione!
Poi lo rividi nel ’95 a Francoforte alla presentazione del libro, che conservo con le preziose firme, sulla cucina regionale tedesca – eccellente davvero - scritto a due mani con la bella e sfortunata moglie berlinese Hannelore.  Più aumentava il suo prestigio politico, e la gabbia che racchiude i politici di razza dentro la vita politica e di partito, più si deterioravano i rapporti con la moglie e i figli. Chissà quanto avrà sofferto!
Questo è stato il Cancelliere della Riunificazione… anche lo scandalo che lo travolse, quello della Elf-Aquitaine a Leuna, fu diverso dalle cose cui siamo abituati oggi… non confessò mai il nome dei “complici”, ad alto livello, né mai ammise di aver preso danari. In effetti anche i suoi nemici politici gli riconobbero di aver incassato nello Spendenaffaire solo soldi che furono rigirati al suo Partito, la CDU, cui ha donato tutte le sue umane risorse ed energie.
Lo vidi per l’ultima volta, non più Bundeskanzler e già malato, al grande Congresso della CDU di Dresda del 2005 organizzato dalla sua pupilla e creatura politica, Angela Merkel, che aveva preferito ai potenti colonnelli del suo partito, Jürgen Rüttgers e Roland Koch, dignitari molto efficienti di Colonia e Francoforte.
Come diceva Louis Massignon, grande professore della Sorbona e maestro di studi sul Medio Oriente, un politico di livello, uno statista, influenza la Storia ma anche inevitabilmente la subisce, essendo la super- forza di questa prevalente sull’uomo.
Kohl vive nel ricordo dei tedeschi, degli autentici Europei, dei Cristiano-Democratici che sono rimasti tali, dei molti che lo hanno conosciuto nei semplici episodi della quotidianità che ho raccontato. E’ figura emblematica della gloria e dei dolori di un uomo che opera nella sfera dell’agire politico… non pretendiamo nemmeno che i politici contemporanei lo emulino, sarebbe utile però che ne studiassero attentamente il rapporto tra il lato umano e quello pubblico.