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La base militare non chiuderà

24 giugno 2017 Agenzia Nova Foto: Il Secolo d'Italia

ISTANBUL - Il ministro della Difesa turco, Fikri Isik, ha detto oggi che Ankara non ha alcuna intenzione di rivedere l'accordo con il Qatar sulla base militare nel paese del Golfo. Isik ha rilasciato un'intervista all'emittente televisiva "Ntv" dopo che il Kuwait ha presentato a Doha una lista di richieste di Arabia Saudita, Emirati, Bahrein ed Egitto per mettere fine alla crisi diplomatica in corso.
Tra le richieste c'è anche la chiusura della base militare turca in Qatar. Isik ha detto di non sapere nulla riguardo alla richiesta: "Se ci fosse però - ha detto - questo equivarrebbe a un'interferenza nei rapporti bilaterali". Nel frattempo, la Turchia ha inviato in Qatar cinque carri armati e 23 militari ieri, in aggiunta agli 88 già presenti nella base, per esercitazioni militari programmate da tempo nello Stato del Golfo dopo la festa di fine Ramadan, l'Eid al Fitr (che inizia domenica prossima). "Il rafforzamento della base turca sarà un passo positivo in termini di sicurezza per il Golfo", ha detto Isik, sottolineando come "la revisione dell'accordo sulla base con il Qatar" non sia "nell'agenda" del governo turco.
Una delegazione delle Forze armate turche era stata inviata in Qatar il 12 giugno scorso per i preparativi relativi al dispiegamento di nuovi militari di Ankara nel paese del Golfo. L'accordo per l'istituzione della base è stato firmato nel 2016, ma il parlamento l'ha ratificato il 7 giugno nel mezzo dello scontro diplomatico in corso tra Doha e alcuni paesi arabi e del Golfo. Nella crisi Ankara si è schierata apertamente a fianco del Qatar: il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha criticato aspramente le "sanzioni" imposte al Qatar, definendole "disumane e non islamiche" in un discorso tenuto ai deputati del suo partito, Giustizia e sviluppo (Akp). Erdogan ha paragonato le sanzioni a una "condanna a morte" e si è rivolto direttamente all'Arabia Saudita, chiedendo che assuma un ruolo di guida nella soluzione della crisi, annunciando inoltre che discuterà della questione con l'omologo Usa, Donald Trump. Nei giorni scorsi la Turchia si è proposta come mediatore nella crisi tra il Qatar e altri paesi arabi e del Golfo, ma successivamente Erdogan ha assunto una posizione più netta a fianco di Doha.
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto avevano annunciato lunedì 5 giugno la rottura delle relazioni diplomatiche con Doha, ritirando i propri ambasciatori e imponendo l'espulsione dei cittadini del Qatar. La mossa ha visto anche la chiusura dello spazio aereo, che per i paesi del Golfo ha implicato anche l'interdizione delle acque territoriali. Riad ha inoltre chiuso il proprio confine terrestre con il Qatar impedendo di fatto qualsiasi transito di merci. Alle misure hanno aderito finora tra gli altri anche Mauritania, Maldive, Senegal, il governo yemenita del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e l'esecutivo libico non riconosciuto di Al Baida. Giordania, Gibuti, Ciad e Niger hanno declassato invece le proprie sedi diplomatiche. Paesi come Iran e Turchia si sono schierati con il Qatar promettendo anche l'invio di derrate alimentari.