Il Punto

Il punto n. 7

IL PUNTO

  TURCHIA
_________ STRATEGIE   Rischio conseguenze

Martedì, Giugno 18, 2013
ROMA - TurchiaOggi
Foto - Mauro Biani 13/Reset Italia
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Nel caso del parco Gezi, può darsi che Erdogan abbia ragio-
ne specie se il Primo Ministro pensa di voler fare di questa...
____________________________________________________________   Il rischio di vedere tagliati gli alberi di Gezi Park
Ci sia permesso, a distanza di tre settimane, una piccola e modesta considerazione su quanto sta accadendo in Turchia. Quando sono scoppiati gli incidenti, a fine maggio, noi eravamo lì, proprio a due passi da piazza Taksim e dal parco Gezi. Abbiamo potuto quindi constatare con mano sia il comportamento della polizia, peraltro durissimo nei confronti dei manifestanti, sia quello di alcuni facinorosi che – come avviene in tutte le città del mondo – in simili frangenti si lasciano andare ad episodi di vandalismo che nulla hanno a che vedere con una civile protesta.
Il problema relativo all’abbattimento di alcune centinaia di alberi per far posto ad un centro commerciale e, a quel che si dice, anche ad una moschea (una vecchia idea del defunto NecMettin Erbakan), avrebbe potuto essere risolto fin dalle prime ore allorché ebbero inizio gli scontri. Bastava solo che il Primo Ministro Recep tayyip Erdogan avesse manifestato un comportamento meno intransigente verso i cosiddetti indignatos e tutto sarebbe rientrato. Ma il premier turco – che forse si ritiene un novello Ataturk o che forse si vuole sostituire a lui nell’immagine devota della popolazione – tutto è, fuorché un uomo moderato. Lo abbiamo visto in più di una occasione quando, nella fattispecie nei contrasti con Israele, è partito a testa bassa pur di far valere le proprie ragioni. Con conseguenze disastrose.
Ora, nel caso del parco Gezi, può darsi che Erdogan abbia ragione specie se il Primo Ministro pensa di voler fare di questa zona il luogo più strategico della megalopoli sul Bosforo. Noi, per la verità, storciamo sempre il naso se ci vengono a parlare di togliere il verde per sostituirlo con il cemento e ancora meno riusciamo a comprendere che si debbano abbattere centinaia di migliaia di alberi al fine di dare ad Istanbul dalle parti del Mar Nero un terzo aeroporto, il più grande del mondo.
Tutto può darsi. Può darsi anche che la questione degli alberi sia stata solo la scintilla che ha fatto scoppiare l’incendio. In realtà il malcontento in Turchia cova da tempo e non è solo per il fatto che un paio di leggi vietano di baciarsi in pubblico e di bere alcolici fuori di determinate ore. Purtroppo, quando un Paese trascina la sua economia verso l’alto in maniera troppo precipitosa, sale anche il livello di vita tant’è che è inversamente proporzionale il numero degli indigenti che non sanno più come portare avanti la giornata. La forbice si è allargata a dismisura: da una parte i ricchi sempre più ricchi, dall’altra i poveri sempre più poveri. Ed è da questi, per paradosso, che bisogna guardarsi. Le rivolte non scoppiano infatti per un albero tagliato, che si può benissimo ripiantare. Scoppiano, come la storia ci insegna, se non c’è da mangiare. Con il rischio che poi diventino vere e proprie rivoluzioni.
Erdogan è persona troppo intelligente, e soprattutto furba, per non comprendere che - se continua in questo suo inflessibile comportamento - rischia il peggio. Già adesso la Borsa è in caduta libera. Ma pensate davvero che, al momento delle decisioni da prendere, gli organizzatori vorranno assegnare ad Istanbul le Olimpiadi del 2020 e ad Izmir l’Esposizione Universale? Scordatevelo. Inutile poi prendersela con questo o con quello. C’è un detto: chi è causa del suo male pianga se stesso. Ma a piangere purtroppo potrebbe essere la Turchia e tutti i turchi, quelli che votano Erdogan e quelli che non lo votano, quelli che credono in lui e quelli che non credono in lui. Quando un fiume straripa, non si sa mai dove fanno a finire le acque. Meglio sarebbe stato se fin dall’inizio il Primo Ministro ed i suoi consigliori avessero ponderato il da farsi. Minacciare poi di ricorrere alle Forze Armate, per dare una mano alla polizia, è proprio la soluzione meno idonea. Rispondere infine, come ha fatto il premier, che lui non riconosce il Parlamento europeo oltre che offensivo è estremamente stupido.