Il Punto

Il punto n. 5

IL PUNTO

    TURCHIA
________ LA FINALE   Ma "grazie" di che cosa?

Lunedì, Luglio 02, 2012
ROMA - Turchia oggi
____________________________________________________________ Noi ragioniamo con la nostra testa e non siamo affatto con-
vinti che bisogna essere "fieri" di quello che hanno fatto i........

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“Grazie Italia”, scrivono i giornali di oggi. Ma “grazie” di che cosa? Di perdere 4 a 0!
“Siamo fieri di voi”, dice il presidente del Consiglio negli spogliatoi degli azzurri. Ma “fieri” di che cosa? Di perdere 4 a 0!
No, quando si prendono quattro pallini come quelli che ci ha rifilato la Spagna non bisogna essere fieri di niente, anzi. E tanto più bisogna ringraziare. Quello che hanno fatto i nostri giocatori in questo campionato europeo era il minimo, sapendo quanto sono strapagati per dare calci ad una sfera. Semmai, cerchiamo di far capire a questi “eroi” della palla quanto siano fortunati a percepire compensi così stratosferici, specie in un momento in cui l’Italia sta precipitando verso il baratro. E non sarà certo la vittoria di Pirro di Mario Monti nei confronti della Cancelliera tedesca Angela Merkel a risollevare le sorti di un Paese dove ruberie, scandali, corruzione, malversazioni e quant’altro sono all’ordine del giorno. Dove soprattutto non funziona niente.
Si prenda ad esempio quello che succedeva ieri sera a Roma, la capitale, nei minuti precedenti e durante la finale europea. Teatro dell’assurdo, l’aeroporto internazionale di Fiumicino “Leonardo da Vinci” ed i treni delle Ferrovie dello Stato. A farne le spese centinaia di italiani e stranieri appena sbarcati dal proprio volo.
Primo impatto: un terminal completamente deserto. Non un anima, non un poliziotto, non un vigile, nessuno a cui chiedere una informazione. Tutti già spariti per vedere la partita. In compenso due code chilometriche - che Fantozzi avrebbe definite “mostruose” – di turisti in attesa di un taxi. Ma di questi ultimi, un servizio pubblico per intenderci, nemmeno l’ombra. I conducenti probabilmente avevano deciso in blocco di “far sega” (come si dice a Roma) convinti che lo spettacolo di una finale valesse più dell’incasso di un possibile cliente.
Dieci minuti di attesa, un quarto d’ora, mezz’ora. Troppo, tanto che qualcuno nella fila spazientito, alla fine decideva di andare a prendere il treno. Uno spettacolo averli visti con le valigie, bambini al seguito, carrozzelle e bagagli di vario genere precipitarsi di corsa e con affanno sulle scale mobili e via, sempre di corsa, verso il terminal dei treni. Altro che Bolt! Solo che gli sportelli per fare il biglietti a quell’ora erano già tutti chiusi. E poi, non dimentichiamolo, c’era la partita. E allora l’unica risorsa era quella di ricorrere alle biglietterie automatiche ma che accettano solo la carta di credito che non tutti hanno con sé e, se l’hanno, non tutti sanno usare. Ma giacché la fortuna aiuta gli audaci, ecco i più tenaci accalcarsi sulla banchina in attesa del  treno.
Gustarsi, ma con rabbia, il suo arrivo: per chi se lo può ricordare, sembrava di rivivere i film con Aldo Fabrizi e di essere ritornati all’immediato dopoguerra quando le persone passavano attraverso i finestrini. Solo che nei convogli di Trenitalia, da e per Fiumicino, i finestrini sono chiusi ermeticamente e, se non c’è l’aria condizionata, l’inferno di Caronte è senz’altro più sopportabile. Caldo da star male, puzza, sporco, sudore, corpi maleodoranti. Venti minuti da non dimenticare. E solo fino alla stazione di Trastevere.
 “Viaggiate Trenitalia”, è lo slogan delle nostre Ferrovie. Ma perché dobbiamo viaggiare Trenitalia quando poi per prendere un secondo treno si deve attendere più di mezz’ora e questo perché di domenica le corse sono ridotte? Perché, quando le stazioni ad una certa ora diventano cattedrali nel deserto e c’è sempre il rischio di essere infastiditi o peggio, per una donna, di andare incontro a conseguenze più che spiacevoli?
No, noi che siamo italiani e siamo fieri di esserlo, alle volte ne dubitiamo. Di certo non siamo fieri dei nostri amministratori e dei nostri governanti. L’Italia non è fatta solo di pallone. Cerchiamo di migliorarla. Si comincia con le piccole cose. Quello che è successo al Circo Massimo dove alcuni teppisti hanno lanciato bottiglie e petardi contro il maxi-schermo solo perché abbiamo perso una finale, è sintomatico dello stato di demenza in cui è caduto parte del nostro popolo. Pensate solo se l’Italia avesse vinto la partita con la Spagna. Erano già pronte le bandiere naziste. E’ un fatto: tifo e aberrazione politica ormai sono un tutt’uno. Ogni evento è utile per rompere, distruggere e saccheggiare. Se è questo che portiamo come nostro contributo all’Europa Unita andremo poco avanti.