Il Punto

Il punto n. 1

 IL PUNTO

  TURCHIA
_________ Buon Natale e.... Buon Anno 

Sabato, Dicembre 24, 2011
ROMA - Turchia Oggi
Foto - dilander.libero.it

Cari amici, il tempo scorre velocemente e siamo alla vigilia di un altro Natale. A questa festività noi crediamo anche se, per la verità, ha perduto la spiritualità di una volta quando non esisteva il consumismo sfrenato di oggi ed il 25 dicembre era solo l'occasione per stare insieme in famiglia senza preoccuparsi di cosa regalare o dove andare a trascorrere i giorni di vacanza. Ma può anche darsi che - con la recessione economica, i pochi soldi a disposizione e la longa manus del Governo pronto a spremerci oltre il dovuto ed il consentito - tutti noi si ritorni ad apprezzare il calore e l'affetto di quanti ci circondano e ci vogliono bene; dimenticando, almeno in questi giorni, gli stucchevoli Babbi Natale, i cellulari di ultima generazione, i tablet e soprattutto le cattive notizie. Che sono tante e vengono da tutto il mondo. In questo, credete, la par conditio funziona a meraviglia.
Per quanto riguarda il nostro Paese - parliamo dell'Italia - non ci attende un bel futuro. La manovra varata appena dal Parlamento del resto non ha bisogno di essere spiegata ulteriormente. Quello che sappiamo con certezza è che a pagare, con duri sacrifici, saranno dal prossimo gennaio i soliti noti, vale a dire i fessi ed i cittadini a reddito fisso. Non c'era bisogno infatti di un Mario Monti e di un Governo di tecnici per prevelare altro denaro dalle tasche di chi non si può opporre. Volendoci rifare a quello che scriveva il Vico sui corsi e ricorsi storici, nulla è cambiato da quando regnavano i Borboni ed il Papa Re. Esattori allora, esattori adesso. C'è un comune denominatore tra quella e la nostra epoca: la tracotanza nel fregare il popolo con nuove tasse e nuove gabelle. E non ci venga a parlare l'inquilino del Quirinale dell' "orgoglio ritrovato di un grande Paese". La gente invece si è stancata e, se pure non esistono più i Masaniello, sarà bene che gli attuali amministratori un pensierino se lo facciano. Se non altro per capire che non si può tirare la corda più di tanto. In particolare che si è disposti a fare sacrifici ma se li fanno tutti: i comuni mortali e quelli che scaldano gli alti scanni della politica e non. E poi basta con gli sprechi e con le ruberie. Quello che indigna non è poi tanto il venire a sapere che Tizio o Caio abbiano intascato tangenti e siano rimasti coinvolti negli ennesimi casi di corruzione e concussione. Dall'epoca di Giugurta è sempre stato così. Ce lo racconta Sallustio allorché nel "Bellum lugurthinum" riferisce che - tradotto a Roma in catene - il re berbero della Numidia se ne venisse fuori per dire che la capitale della Repubblica poteva essere comprata con pochi sesterzi.
No, quello che indigna è vedere come per certe persone non esista comunque la pena giacché tutto diventa lecito. Ora torniamo a ripetere: vanno bene i sacrifici. Monti & company devono però ripagarli con una maggiore attenzione verso i numerosi problemi che soffocano la nostra Italia: a cominciare dalla disoccupazione in salita, dai giovani senza lavoro, da una economia stagnante, da un Pil ridotto a zero, da un export che zoppica. E dire che è proprio quest'ultimo alla base della ricchezza di un Paese. I dati invece non sono confortanti. Come punto di riferimento abbiamo la Turchia. Nella scala dei valori siamo ancora al quarto posto (prima eravamo al terzi) ma ci sono Paesi dell'est asiatico che ce lo stanno insidiando. Avanza anche il Brasile.
L'Italia deve quindi essere più accorta. Perdere posizioni nell'export-import con la Mezzaluna avrebbe gravi conseguenze, se non altro per quello che ci può offrire la Turchia dove tutto sembra andare per il meglio. Al premier Recep Tayyip Erdogan va il merito, dopo la depressione di qualche anno fa che aveva portato l'intera Anatolia alla bancarotta, del successo economico del Paese: questo grazie ad una strategia accorta, ad una efficiente liberazione degli scambi commerciali anche se a volte eccessivamente spregiudicata, ad un attivismo da parte del Governo islamico-moderato veramente meritevole. Naturalmente non è tutto oro quello che riluce e - se Ankara può permettersi, ora come ora, di sbattere lei la porta in faccia all'Unione Europa facendole capire che non è poi così desiderosa di entrarvi - ci sono questioni di non poco conto e soprattutto di non facile soluzione: vedi ad esempio quella irrisolta di Cipro aggravata recentemente per via delle perforazioni petrolifere al largo della cosiddetta piattaforma continentale autorizzate da Nicosia, vedi quella del terrorismo curdo, vedi quella infine del mancato riconoscimento del (presunto) genocidio armeno che proprio in questi giorni - dopo il voto favorevole della Assemblea nazionale francese a favore di una legge che punisce il negazionismo - ha portato Turchia e Parigi ad un punto di rottura. Forse un giorno tutto si risolverà. Al momento Ankara ha gli occhi rivolti alla Siria, sua nazione confinante, un cui mutamento geo-politico potrebbe significare anche uno sconvolgimento dello status quo nell'area medio-orientale, sensibile più di quanto si pensi alle sirene iraniane.
Da Erdogan, che aspira a diventare il prossimo presidente della Repubblica al posto di Abdullah Gul, i turchi si attendono ancora molto. Ma c'è chi, con il molto, si attende qualcosa di più. Sono le decine di giornalisti che marciscono in carcere, alcuni arrestati senza accuse specifiche; sono i tanti ufficiali, alcuni anche di alto grado, dei quali non si sa più nulla dopo che varcarono i cancelli delle prigioni; sono infine quanti in Turchia professano una fede diversa da quella musulmana e che, secondo gli osservatori stranieri, pagano quotidianamente ogni tipo di vessazione. Ebbene noi ci auguriamo che il 2012 porti a tutti un vento nuovo di speranza.
A noi di <Turchia Oggi>, adesso, non rimane che farvi gli auguri di Buon Natale e Nuovo Anno. Al primo qualcuno probabilmente non crede. Non fa niente, glielo facciamo lo stesso.