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Meno investitori esteri ma forte presenza dell'Italia

LA TURCHIA CERCA DI USCIRE
FUORI DALLO STALLO ECONOMICO
MENO INVESTITORI ESTERIMA FORTE PRESENZA DELL'ITALIA     L‘andamento positivo della presenza nazionale nel Paese della Mezzaluna confermato dai 22 milioni di dollari nei primi quattro mesi di quest’anno con almeno 5-6 imprese pronte a mettere almeno 80/100 milioni di dollari nei prossimo 7-8 mesi. I settori più appetibili sono quello della componentistica,’auto, refrigerazione industriale, prodotti in gomma e elettronica   Gli investimenti stranieri calano, l’Italia resta e si vedono i risultati. La fase congiunturale, ormai è noto, non è delle migliori, ma se da una parte gli investimenti stranieri hanno subito un sensibile calo, dall’altra l’Italia non sembra farsi minimamente intimorire. I dati del sottosegretario al Tesoro, rielaborati dall’Istituto del Commercio Estero di Istanbul parlano chiaro. Nei primi quattro mesi dell’anno in corso, gli investimenti stranieri sono ammontati a 4.4 miliardi di dollari con un calo del 49.4% rispetto allo stesso periodo del 2007 (8.9 miliardi di dollari).
I Paesi che hanno contribuito maggiormente risultano essere: l’Olanda, con 763 milioni di dollari, la Francia con 397 milioni di dollari, la Germania con 226 milioni di dollari, il Regno Unito con 97 milioni di dollari e l’Italia con 22 milioni di dollari. L’Unione Europea permane il primo investitore nel suo complesso in Turchia con 2.3 miliardi di dollari (52.3% del totale9.
A questo proposito il premier turco Recep Tayyip Erdogan, coadiuvato dal ministro di Stato Mehmet Simsek, ha cercato di rassicurare gli investitori esteri nel corso dell’annuale incontro con l’ “Investment Advisory Council “ (Ydk) che raggruppa i principali investitori esteri presenti in Turchia (5 italiani su 18), sull’andamento dell’economia turca, sul processo di riforma in corso e soprattutto sulla capacità del Paese di resistere alle pressioni congiunturali esterne derivanti dall’aumento delle materie prime.
La “squadra” turca capitanata dal Primo Ministro ha anche evidenziato con dovizia di dati i risultati ottenuti nell’ultimo quinquennio sul versante dell’attrazione degli investimenti dall’estero (lo scorso anno oltre 22 miliardi di dollari), inflazione, riduzione del deficit pubblico, ancoraggio al processo di adesione all’Unione Europea, esportazioni, etc.
L’incontro tenutosi avrebbe confermato, secondo alcuni analisti locali, il forte impegno dei principali gruppi multinazionali mondiali a continuare ad investire in Turchia e sostenere nel contempo il processo di adesione all’Unione Europea, anche se qualche critica più pesante, rispetto al passato, sarebbe affiorata nel corso della seduta. Sempre nella stessa giornata importanti fondi di investimento hanno riconfermato, nel corso di un seminario ad Istanbul, il profondo interesse verso il Paese Turchia, la Borsa di Istanbul ed in specifico per alcuni settori (immobiliare, turismo, sanità, petrolifero, etc.).
Per quanto attiene l’Italia, i 22 milioni di dollari investiti nei primi quattro mesi, confermano l’andamento positivo della presenza nazionale in Turchia, con almeno 5-6 imprese pronte ad investire - secondo le stime dell’Istituto al Commercio Estero di Istanbul – almeno 80-100 milioni di dollari nei prossimi 7-8 mesi nei settori: componentistica, automobilistica, refrigerazione industriale, prodotti in gomma, elettronica.
Un rapporto sempre più stretto e produttivo che ha messo a segno altri due risultati importanti. Le <Cementerie Aldo Barbetti> di Gubbio hanno acquisito il 30% del cementificio turco <Cimko> (gruppo <Sanko>), valutato in totale 1.2 miliardi di dollari, mntre il gruppo tessile <Miroglio> ha raggiunto un accordo con la società locale <Ayaydin> per aprire negozi in Turchia e all’estero (l’operazione dell’impresa italiana sarebbe valutata intorno ai 50 milioni di euro)
Un rapporto, secondo Roberto Luongo, direttore dell’istituto al Commercio Estero di Istanbul, che si è costruito nel tempo, grazie ad una strategia mirata portata avanti negli ultimi 3.4 anni e che si è articolata su più livelli, politico, economico e commerciale e anche grazie all’attività di consulenza che l’Ice e l’ambasciata italiana ad Ankara hanno fornito in questo lasso di tempo a tutte le imprese che hanno espresso interesse nell’investire nel Paese della Mezzaluna. (Apcom)