Curiosità

All'asta dei piccioni a Sanliurfa

mercoledì 13 gennaio 2017 Rai news Foto:

SANLIURFA - Quando arriva la notte, a Sanliurfa, in Turchia, si svuotano le strade intorno al vecchio bazar. Solo uno stretto vicolo si anima di uomini che portano con loro grandi scatole di cartone e si infilano in una casa da té. Qui, in uno spazio angusto e buio, si sorseggiano bevande e si fuma mentre si attende che inizi l'asta di piccioni.
L'allevamento di questi uccelli è un passatempo da centinaia di anni in tutta la regione e anche oltre confine, in Siria, che si trova ad appena 50 km di distanza. Anche se, nella zona, il salario minimo è di poco più di 350 dollari al mese, all'incirca 1400 lire turche, non si esita ad aprire il portafoglio per aggiudicarsi il più bell'esemplare della serata. C'è chi si è venduto il frigorifero o gli ori di famiglia pur di non rinunciare all'acquisto di un piccione.
"È una passione, un hobby", spiega il venditore, "non ci si può fare niente". Nemmeno la guerra ha intaccato questa fiorente attività. Nei primi anni del conflitto, l'eccesso di offerta causato dall'arrivo in Turchia di tanti "collezionisti" dal nord della Siria, fuggiti con i loro volatili, ha causato un abbassamento dei prezzi, che adesso sono invece aumentati a causa dell'assenza di concorrenza. Ismail Ozbek ha 23 anni e alleva 200 piccioni, valgono circa 14 mila dollari, dice, e per proteggerli li tiene in un loft dotato di allarmi e telecamere a circuito chiuso. Alcuni hanno ornamenti e monili d'argento sulle zampe per aumentarne il valore sul mercato. La sera, quando non partecipa alle aste, al tramonto, li libera perché si sgranchiscano le ali e poi aspetta il loro ritorno.
"Gli uccelli sono i miei amici. Mi danno la pace", dice un altro appassionato. "Curare la loro alimentazione con cibo di qualità e vitamine mi costa ma lo faccio volentieri". L'asta si conclude a notte inoltrata. Il battitore prende una commissione del 10 per cento e i clienti ritornano a casa con i nuovi acquisti. Domani si ricomincia.