Accadeva Oggi

30 dicembre

    30 DICEMBRE SADDAM HUSSEIN   Un dittatore feroce e sanguinario, responsabile della morte di centinaia se non di migliaia di persone, quasi tutti di etnia sciita e curda, eppure....
Eppure - quando si parla di Saddam Hussein, giustiziato per impiccagione il 30 dicembre 2006 su esecuzione di una sentenza di condanna a morte pronunciata da un tribunale speciale - non si possono non riconoscere al rais iracheno numerose doti, una delle quali l'avere trasformato nei ventisette anni che stette al potere un Paese arretrato e contadino in una nazione moderna ed avanzata da ogni punto di vista. Solo l'ottusità, più esatto sarebbe dire la malafede, del presidente Usa George W. Bush poteva portare alla defenestrazione di Hussein con una guerra che non aveva alcuna ragione di essere dichiarata dai "falchi" di Washington per il semplice motivo che non ce n'erano i presupposti. O meglio uno ce n'era. Dopo la fine del primo conflitto del Golfo - che aveva condotto le forze militare americane della campagna "Desert Storm" alle porte di Baghdad - il rais aveva infatti deciso che il petrolio venisse pagato con la nuova moneta europea (euro) anziché in dollari. L'intenzione di Hussein era quella di indebolire la divisa Usa, ripagando Washington per la sconfitta subita dalle sue Forze armate. Senonché gli Stati Uniti non potevano permettere che questo avvenisse e così si inventarono la storia delle armi di distruzione di massa che - secondo la Casa Bianca - Hussein avrebbe nascosto nei bunker segreti iracheni. Solo qualche anno dopo - con un Paese ormai ridotto in macerie e con l'esplosione di un terrorismo incontrollato - Bush sarà costretto a confessare di essere stato mal consigliato dalle "teste d'uovo" della Cia. Intanto però la seconda guerra del Golfo - denominata "Iraqi Freedom" - aveva mandato all'aria quanto di buono aveva fatto il rais con le riforme, dalla sua ascesa al potere.
Attenendosi alla linea del partito Baath, progressista e socialista, Saddam Hussein aveva cominciato subito con il concedere alle donne gli stessi diritti degli uomini ma non era che l'inizio. In seguito introdusse nel Paese un codice civile modellato su quello occidentale sostituendo pertanto la Sharia, creò un apparato giudiziario laico al posto delle Corti islamiche, portò l'elettricità in tutto l'Iraq, dette nuovo impulso alle infrastrutture e all'intera economia, distribuì la terra ai contadini concedendo loro i più moderni mezzi meccanici, avviò una campagna contro l'analfabetismo e per l'istruzione obbligatoria. Certo, a tutto questo si univa il rovescio della medaglia che era nel rais anche l'incarnazione di una mentalità feudale fatta di sospetti, di complotti e congiure. Ragion per cui, se da una parte Hussein offriva tanto, dall'altra aveva tolto ai suoi cittadini quello che è più importante nella vita, vale a dire la libertà. E quando si toglie la libertà significa che il regime è poliziesco. Il rais del resto non disdegnava la tortura affidata - come sistema generalizzato - alla sua polizia segreta. La qual cosa però, tutto sommato, non dovette inorridire più di tanto il mondo occidentale il quale non alzò mai la voce contro il presidente iracheno pur sapendo quali vessazioni e soprusi subissero sciiti da una parte e curdi dall'altra. Anzi Washington - allorché l'esercito del rais invase il Kuwait - avrebbe volentieri voltato la testa da un'altra parte, consapevole com'era che ad avvallare inizialmente e tacitamente l'operazione era stata proprio la Casa Bianca attraverso il suo ambasciatore a Baghdad. Solo la dura reazione dell'Europa fece poi cambiare idea a Bush padre. Le cose poi andarono come le abbiamo vissute attraverso i tanti servizi televisivi.
Nato nel 1937 nel villaggio di al-Awia, nel distretto di Tikrit, Saddam Hussein già a ventidue anni prendeva parte ad un fallito complotto (ordito dalla Cia) per assassinare il generale Abd el-Karim Kassem che appena due anni prima aveva ucciso il re Nuri Al Said e abbattuto la monarchia. Fuggito in Egitto, rientrava a Baghdad nel 1963, in tempo per finire in prigione e per laurearsi successivamente in giurisprudenza. Vicepresidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario nel 1973, Hussein sostituì il dimissionario Ahmad Al Bakr nella carica di presidente dell'Iraq nel 1979. Avrebbe dovuto accontentarsi di svolgere questo ruolo, come uomo di pace, ma evidentemente la sua vocazione era fuori dei confini. E fu proprio per una questione di confini che nel 1980 dette il via al conflitto con l'Iran; conflitto che durò ben dieci anni e che in parte fu favorito dagli Stati Uniti ben contenti che ci fosse qualcuno a minacciare la stabilità del regime di Khomeini. La tregua avrebbe dovuto se non altro far capire ad Hussein che non era il caso di aprire altri fronti. Probabilmente illuso di avere dalla sua gli americani si buttò nell'avventura del Kuwait. E fu la sua fine perché Washington l'avrebbe scaricato di lì a poco, indicandolo anzi come il tiranno per eccellenza capace (pensate un po'!) di sovvertire l'ordine mondiale.
Catturato dai soldati americani durante il secondo conflitto del Golfo mentre si nascondeva in un bunker nei pressi di Tikrit, subì un processo farsa e condannato a morte. La Casa Bianca non fece nulla per salvarlo. Probabilmente aveva fretta di liberarsi di lui nel timore che uscisse fuori la verità sulla fornitura di armi che gli Stati Uniti avevano dato al regime iracheno durante gli anni '80. (Veronica Incagliati)