Accadeva Oggi

29 dicembre

    29 DICEMBRE   LA VAMPIRESSA ERZEBET BATHORY   L'interrogativo è se esista o meno il Maligno e se con questi si possono stringere rapporti demoniaci. Personalmente noi non ne dubitiamo giacché - avendo dalla nostra la fede che ci fa  credere in Dio, quindi nel bene assoluto - pensiamo che dietro al male ci debba pur essere qualcuno. Certo il nostro è un ragionamento molto semplice, o semplicistico, che esula completamente da qualsiasi concezione teologica. La riprova dell'esistenza del Maligno ci è comunque data, leggendo alcune pagine di storia, dal patto che con questi fece la Contessa Erzsèbet Bathory, detta anche la sanguinaria, colpevole di avere assassinato circa 650 tra donne e fanciulle solo per appagare i suoi insaziabili desideri di killer seriale. Per la sua crudeltà fu paragonata a Vlad Tepes, soprannominato il Conte Dracula. I suoi delitti sarebbero continuati chissà per quanto tempo ancora se il castello Csejthe, nella contea di Nyitra in Ungheria, dove per anni si svolsero i più efferati delitti, non fosse caduto il 29 dicembre 1610 nelle mani della milizia del re Mathias che aveva mandato il suo vassallo Conte Cuyorgy Thurzo a verificare la fondatezza di alcune accuse pervenutegli. Quando i soldati vi fecero irruzione, trovarono la Contessa che mangiava tranquillamente nel salone principale incurante che due ragazze giacessero vicino a lei morte dissanguate. Come sempre, Erzsebet Bathory aveva fatto squartare le poverette per bere il loro sangue e per bagnarsi del loro liquido in tutto corpo. Uno spettacolo terribile reso ancora più agghiacciante dalla scoperta nei sotterranei dei castelli di almeno cinquanta cadaveri di fanciulle orribilmente mutilati.
Erzsebet Bathory era nata a Nyirbator nel 1560. La famiglia - il cui ramo genealogico era di tutto rispetto avendo dato eroi di guerra, un cardinale e perfino il Re Stefano di Polonia - aveva tra i suoi componenti numerosi malati delle tare mentali; ciò a causa degli incroci tra consanguinei. Molti membri infatti soffrivano di disturbi mentali e schizofrenici, altri mostravano segni evidenti di epilessia, altri ancora pare si fossero dati al culto di Satana e agli amori saffici, come ad esempio la zia Karla. La metamorfosi della psiche della Contessa pare fosse avvenuta quando, a sei anni, aveva assistito alla tragica fine di uno zingaro che era stato infilato nel ventre di un cavallo tutto intero tranne la testa. Una visione che non avrebbe mai dimenticato. Il fatto poi di avere sposato a 15 anni il cugino Ferenc Nadasdy, principe di Transilvania e terrore dei turchi, non migliorò certamente il suo stato mentale, costretta com'era di volta in volta ad assistere nel castello di Nadasdy (confine con l'Austria) sia alle torture cui erano sottoposti i servi sia alle sevizie inflitte alle ragazze che venivano denudate e cosparse di miele vicino alle arnie. Solo per il sospetto di una ribellione una volta Nadasdy aveva addirittura fatto tagliare naso ed orecchie a 54 persone.
Rimasta vedova a quarant'anni - quando già ne aveva fatte di tutti colori abbandonandosi ad ogni sorta di depravazione con la complicità della zia Katia, di una vecchia balia (Iloona Joo), di una esperta in magia nera (Dorothea Szentes) e di un servo (Thorko) - scoprì la vocazione per il sangue il giorno in cui aveva schiaffeggiato una cameriera solo perché le pettinava male i capelli. Cosa che aveva provocato a quest'ultima una forte epistassi. La Contessa immaginò a questo punto che la sua mano, sporcata dal sangue della poveretta, avesse riacquistato una improvvisa freschezza. Ragion per cui fece spogliare la donna e, dopo averla fatta dissanguare, fece mettere il liquido in una vasca dove poi fece il bagno. Per dieci anni il suo sadismo raggiunse il massimo del parossismo e a farne le spese furono le contadinelle dei villaggi, specie quelle dalle forme prosperose con le quali prima di farle uccidere si divertiva ad amoreggiare, ed anche giovinette della piccola nobiltà. Finché....
Finché una delle vittime non riuscì a scappare dal castello di Csejthe e a denunciare il tutto. Era la fine di Erzsèbet Bathory. Tutti gli artefici di questa agghiacciante vicenda furono decapitati. In quanto alla contessa fu murata all'interno di una stanza con un solo foro per ricevere il cibo. Morì il 21 agosto 1614. Aveva cinquantaquattro anni. Il suo fantasma - come si legge un articolo di Melania Mazzucco comparso due anni fa su <Il Sole 24 Ore> - non ha mai cessato di ossessionare storici, studiosi di folklore e scrittori. Ed anche maniaci e pazzi assassini che dichiararono di ispirarsi alle sue gesta o di essere posseduti dal suo spirito. Sempre secondo la Mazzucco, gli atti del caso Bathory non avrebbero accertato con prove provate che la Contessa avesse effettuato i crimini di cui sopra. Questi le sarebbero stati attribuiti dai suoi avversari per spogliarla delle sue ricchezze, dei suoi feudi e dei suoi titoli. Eppure...
Basterebbe rileggersi quello che disse di lei il Ciambellano di Corte al processo: "La Contessa è così malvagia che è impossibile rendere conto delle sue azioni". Nell'immaginario collettivo, roba da far impallidire il marchese de Sade ed arrossire gli aguzzini nazisti di Salò. (Veronica Incagliati)