Accadeva Oggi

22 dicembre

    22 DICEMBRE ALFRED DREYFUS J'accuse. Quante volte abbiamo rubato questo titolo; quello di una lettera di Emile Zola - apparso sull' <Aurore> - che poi noi abbiamo usato a proposito e a sproposito di inchieste giudiziarie e di persone coinvolte. Quante volte l'hanno fatto tanti nostri  colleghi inserendo il j'accuse nei loro servizi giornalistici senza magari sapere il motivo per il quale il grande scrittore francese un giorno di gennaio 1898 prese carta e penna per scrivere all'allora presidente della Repubblica d'Oltralpe Félix Faure. Un motivo serio, per altro. Serissimo. Si trattava di prendere apertamente le difese di Alfred Dreyfus che un tribunale militare il 20 dicembre di quattro anni prima aveva condannato per alto tradimento al carcere a vita sull' "Isola del Diavolo", nella Guiana al largo della costa della Caienna, dopo averlo degradato da capitano dello Stato Maggiore.
Il caso Dreyfus, che ancora nel 1995 vide i militari alzare un muro di ostilità nei confronti dell'ufficiale negando che fosse collocato un monumento a suo nome nel cortile dell'Ecole Militaire a Parigi, non fu certo il risultato di un errore giudiziario. No, davvero. La ricostruzione di quei fatti - che ebbe inizio con la scoperta, in un cestino dei rifiuti, di un bordereau nel quale un ufficiale francese comunicava all'addetto militare dell'ambasciata tedesca a Parigi, il colonnello M. von Schwartzkoppen, un elenco di carte riservate relative alla Difesa del suo Paese - era la prova lampante che si trattava di un complotto. Il  biglietto, strappato in mille pezzi, era stato rinvenuto da una donna delle pulizie, Marie Bastian, che operava all'interno della sede diplomatica come agente del controspionaggio francese. Nasceva l' "affaire", creato artatamente dagli ambienti militari per mettere in cattiva luce la Germania con la quale Parigi aveva il dente avvelenato addebitando la disfatta di Sédan del 1970 non già alla leggerezza con la quale la Francia si era preparata alla guerra contro la Prussia di Otto von Biskarck ma semplicemente al "tradimento". Occorreva salvare la faccia agli occhi dell'Europa e per questo era necessario trovare un colpevole.
Erano, quelli, anni in cui un insensato nazionalismo - causa dei peggiori guai nel XX secolo - vedeva le colpe di tutti i problemi, a cominciare da quelli economici, negli ebrei additati da un giornalista di area cattolica (Edouard Drumont) come la causa di tutti i mali. La vittima designata fu individuata in Dreyfus: era un militare, ma non proveniva da ranghi nobiliari, e soprattutto aveva origini ebraiche ed era di origini alsaziane.  Il piano fu preparato nei minimi particolari dal colonnello Henry che si avvalse per l'esecuzione materiale del complotto dei favori del maggiore M. Ch. Walsin-Esterhazy. Tutto fin dall'inizio fu contro Dreyfus. E non avrebbe potuto andare diversamente anche perché il giovane ufficiale, sposato con figli, non trovò alleati pronti a difenderlo; né tra i socialisti, né tra cattolici, né tra i giornalisti, né nella classe operaia, nè nella comunità ebraica, né infine nell'opinione pubblica che gridò anzi "Morte al traditore" in preda ad una furia xenofoba e razzista. Ragion per cui al processo fu facile per il pubblico ministero fare presa sulla Corte, probabilmente influenzata dallo stesso ministro della Guerra ed anche dal presidente della Repubblica Casimir Périer. Si disse in aula che Dreyfus si fosse venduto alla Germania per denaro. Niente di più falso perché l'imputato era ricco di famiglia, oltre che un patriota.
Già un anno dopo però, nel 1895, il tenente colonnello Georges Picquart a capo del Servizio informazioni dello Stato Maggiore francese scoprì che da tempo il nobile Walsin-Esterhazy era in contatto con l'ambasciata tedesca e che quest'ultima di fatto smentiva rapporti con Dreyfus. Non solo, ma da nuovi accertamenti calligrafici risultò addirittura che il bordereau era stato scritto da Walsin-Esterhazy. Tutto lasciava pensare ad una riapertura del processo ma nuove pressioni  militari impedirono che questo avvenisse. Fu allora che gli intellettuali fecero sentire la loro voce. Erano filosofi come Lucien Herr, storici come Albert Mathiez, Paul Mantoux e Leon Blum, sociologi come Lévy-Bruhl e Durkheim, politologi come Sorel, economisti come Simiad, letterati come Charles Peguy, Marcel Proust, Anatole France, Sarah Bernhardy e André Gide, pittori come Monet, Pissarro e Toulouse-Lautrec. All'inizio sembrò tutto vano anche perché il tenente colonnello Picquart fu allontanato da Parigi ed inviato in Algeria. La svoltà improvvisa la diede Zola con il suo j'accuse. La Francia si spaccò in due schieramenti contrapposti, i dreyfusardi e gli antidreyfusardi, tutto questo mentre lo stesso Zola veniva rinviato a giudizio e condannato per vilipendio alle Forze Armate (un anno di carcere e 3.000 franchi di multa). Senonché i nodi stavano venendo al pettine.Il 12 luglio 1898 Esterhazy fu arrestato per truffa. Si appurò che era stato l'uomo di paglia del colonnello Henry. Un anno dopo Dreyfus veniva rimpatriato dall' "Isola del Diavolo".
Nell'agosto si riaprì il processo, a Rennes, ma ancora una volta l'esito fu contrario alle aspettative in quanto Dreyfus venne riconosciuto colpevole di tradimento e condannato a dieci anni di lavori forzati. Ne dovranno passare otto prima prima che la Corte di Cassazione potesse annullare la sentenza di Rennes e riabilitare Dreyfus con il grado di maggiore nonché la Croce di Cavaliere della Legione d'Onore. Reintegrato anche Picquart che fu nominato ministro della Guerra nel Governo Clemenceau.
Dreyfus si spense nel a Parigi nel 1935. Ebbe la fortuna di non assistere all'inizio del secondo conflitto mondiale che avrebbe visto la morte di una sua nipote, Madeleine, nel campo di concentramento di Auschwits. (Veronica Incagliati)