Musica

Niente Aspendos International and Ballet Festival

lunedì 29 agosto 2016 Turchia Oggi Foto: internet

PESARO - Quest’anno l’Aspendos International Opera and Ballet Festival non si è tenuto. “Cancelled - si legge sui manifesti – for atrocius events on July 15th”. Ora cosa possa centrare una manifestazione musicale con i fatti legati al tentato golpe del luglio scorso ce lo devono ancora spiegare. A meno che gli organizzatori non fossero pure loro in combutta con la cerchia di Fetullah Gulen. Se così, di certo saranno andati ad ingrossare le file di quanti riempono le carceri di Mamak e di Kartal Maltepe. Se ne riparlerà nel 2017, sempre che il “califfo” Erdogan lo voglia. Peccato, però!
Vivere una serata all’insegna della cultura nell’antico teatro romano meglio conservato al mondo è infatti una esperienza indimenticabile. Qui sono passati artisti di grande talento e si sono potute ascoltare tra l’altro le più belle arie di Verdi, Puccini, Donizetti e di tanti altri geni italiani. Non va dimenticato che la nostra musica in Turchia è piuttosto apprezzata, tanto se non più di quella di Mozart. Quale cornice poi più degna di quella di Aspendos!
Il teatro – incassato nella roccia delle pendici orientali dell’antica acropoli e costruito sotto l’imperatore Antonino Pio su disegno dell’architetto Zenon – fu voluto da Curzio Crispino Arrunziano e da Curzio Auspicato Titinniano che a quanto parte in fatto di sesterzi erano ben provvisti. Ben conservato, costituisce il monumento più noto della Turchia, distante appena 38 Km da Antalya e ad un tiro di schioppo da Side e dalle cascate di Manavgat. Può ospitare fino a 15 mila spettatori ed è uno dei migliori esempi di teatro romano. Scena e cavea sono qui singolarmente unite in unico muro. La prima - che è lunga 62.40 metri  e profonda  4.10  - presenta una fronte alta di ben 20.50 metri, divisa in due piani mediante coppie di colonne ioniche (in basso) e corinzie (in alto), queste ultime coronate da timpani triangolari e semicircolari. Numerose piccole nicchie danno un aspetto mosso a tutta la fronte ed accolgono parte della ricchissima decorazione scultorea.
In quanto alla cavea - un semicerchio di 95.48 metri di diametro, diviso in due da un unico diàzoma - ha 40 file di gradini ed è chiusa in alto da una serie di imponenti arcate decorate da semicolonne.
Ebbene, sì! I nostri antenati ci sapevano fare. State pur certi che un terremoto come quello di Amatrice il teatro di Aspendos non l’avrebbe smosso più di tanto.
Ma torniamo alla musica. Qualche anno fa ci era passata un’idea per testa. “E se facessimo un gemellaggio tra il Rossini Opera Festival e l’Aspendos Festival?”. Pesaro ed  i pesaresi in trasferta nella Panfilia per conoscere le bellezze locali; Antalya con tutto il suo hinterland in trasferta nel Montefeltro per abbeverarsi della cultura locale, delle sue storie, delle sue leggende, delle arie di Rossini, in particolare e del suo “Turco in Italia”. Geniale, no!
All’Ufficio del Turismo turco, a Roma, erano rimasti entusiasti. Si può fare, era stata la risposta. Non restava che il parere del Comune di Pesaro; in breve come la pensasse il sindaco. Ma il primo cittadino, affatto propenso a concedere appuntamenti, fece sapere da un suo tirapiedi che ben altri erano gli interessi dell’Amministrazione e che comunque non c’erano i soldi. Fine del discorso.
Andò così. Ma oggi, a mente più serena, possiamo affermare che è stato meglio.
Pensate infatti se questo gemellaggio si fosse fatto e se fossimo arrivati a quest’anno di grazia 2016. Cosa avremmo potuto offrire ai turchi di Erdogan, Rof a parte? Ma sicuro, il più importante festival della salciccia, degli arrostini, piedine e tagliatelle, tanti sono gli stand che si snodano sul lungomare dalla palla di Pomodoro a destra e a sinistra; il tutto, tra tavolacci e pancacce di infimo ordine, proletari in canotta, bambini vocianti, venditori ambulanti, beduini e quant’altro; e poi, dulcis in fundo musica rock, suoni indigesti, decimel a mille, fumi stomachevoli.
Ma ragazzi  si dirà, questa è la festa dell’Unità!
Si ha ben voglia di gridare ai quattro venti che Pesaro deve diventare la città della musica, che il Rof anche in questa 37ma edizione è stato un successo, che gli spettatori provenivano di ogni parte del mondo, che gli incassi sono stati da record, che la manifestazione può stare alla pari con quelle di Salisburgo e di Bayreuth. Due centri musicali, questi ultimi, che però non si sognerebbero mai di sporcarsi le mani con wurstel e con crauti al solo fine di assecondare il “popolo bue” locale.
Città della musica. Bah! Più che altro città della porchetta. Per quanto le ambizioni dei promotori possano essere legittime, discorsi del genere (a vanvera per altro) vengono frustrati da iniziative come quella a cui si sta assistendo in questi giorni. Quale figura con i turisti che arrivano a Pesaro e che magari pensano di trovare una città degna del “Cigno”, di poter vagabondare la sera senza orario lungo le strade che si affacciano sul mare, seduti tranquilli su una panchina per assaporare a pieni polmoni  le brezze pre-settembrine, e perché no, godersi anche in santa pace un gelato od una pizza. Cosa diamo loro, invece? Diamo fumo ed arrosti. E musicacce a tutto volume, a scapito del buon gusto e della signorilità. La replica è pronta: "Sporchi borghesi". Già, siamo borghesi. Lo siamo sempre stati.
“Panem et circenses”: così fissarono le regole gli imperatori romani per tenere calma la plebaglia del tempo. Ora non ci saranno più i circhi per far divertire il popolino né ci saranno gladiatori che si combattono per la goduria degli imperatori, né i cristiani nelle arene per saziare i leoni (un modo come un altro per ridurre l’eccedenza demografica); il principio comunque rimane sempre lo stesso e la festa dell’Unità non fa eccezione. Il motto: basta che si magni.
Tra le poche cose belle rimaste a Pesaro, deturpata dal dopoguerra in poi da palazzinari e faccendieri locali, la piazza del Pomodoro è una di quelle. Merito, per la verità, anche dell’Amministrazione locale che ultimamente si è data da fare per rimetterla a nuovo. E’ pur vero che a sganciare il conquibus sono sempre i cittadini vessati oltremodo dalle tasse, però qualcosa si è fatto. E’ dunque una vergogna avere concesso questa parte della città ad una Festa che oggigiorno, anche politicamente, non ha più senso se non per il divertimento di faune periferiche. Ma questo è il nostro destino. Quanto aveva ragione Giovenale! “Illic heu miseri traducimur" - si legge nelle sue Satire.
Continuava l'illustre intellettuale romano: "Arma quidem ultra litora Iuvernae promovimus et modo captas Orcadas ac minima contentos nocte Britannos, se quae nunc populi fiunt victoris in urbe non faciunt illi ques vicinus…”. (E’ vero: le armi le abbiamo portate sin oltre le spiagge d’Irlanda; sin oltre, conquista  recente, le Orcadi; sin oltre i Britanni dalla brevissima notte. Ma ciò che il vincitore commette in casa propria, non si commette in casa del vinto).
Tradotto, in parole povere. Quando usciamo dal nostro territorio, all’estero per intenderci, ci comportiamo da persone educate. Nella nostro Paese, sia essa una città (Pesaro ne è un esempio), un piccolo centro od un borgo, tutto è lecito. Anche quello di lavarsi nelle vasche pubbliche o di fare i propri bisogni tra le piante dei giardini. Mala tempora currunt.